Campodimele (LT) il paese della longevità

Campodimele  (LT)  il paese della  longevità
Tra l'indifferenza dell' Amministrazione Comunale, in assenza di controlli, In località Sterza Piana Lenola (LT) ai confini del Parco Naturale dei Monti Aurunci , a meno di trecento metri dalle abitazioni private, i cittadini, tutti i giorni, assistono a questo scempio che rende l'aria irrespirabile con inevitabili conseguenze sulla salute pubblica grazie a questo impianto allocato nel confinante comune di Campodimele

lunedì 17 gennaio 2011

Italia dei Valori: una sola grande anima




Spesso i documenti politici sottoscritti all'unanimità sanno di artificiale, di precotto, nascondono una limitata capacità di confronto o, peggio, un'insufficiente produzione di idee. Ebbene, all'indomani dell'esecutivo nazionale di Tivoli credo che le donne e gli uomini dell'Italia dei Valori possano andare orgogliosi della risoluzione approvata da tutti i dirigenti del partito.


Un partito dalle molte, troppe anime, dicevano alcuni guardando all'IDV ed al dibattito che si era accentuato al nostro interno dopo il tradimento subìto ad opera di due nostri ex-deputati. Un partito che ha una sola, grande anima, rispondo oggi a ragion veduta dopo avere seguito ogni singolo minuto delle quindici ore di dibattito. Un'anima capace, questo sì, di tanti sentimenti.


L'indignazione in un partito come il nostro, che non concepisce il doppiogiochismo, la svendita della propria dignità, la prostituzione politica, può portare - come è accaduto - ad assumere posizioni forti. Può anche produrre qualche errore nei modi, concentrati come siamo tutti noi sulla sostanza piuttosto che sulla forma.


Proprio con la concretezza che ci appartiene, venerdì e sabato la grande anima dell'Italia dei Valori ha affrontato un passaggio tosto ma salutare. Insieme ci siamo rifatti orgogliosamente alla comune appartenenza, che si nutre della nostra ricchezza culturale post-ideologica. Abbiamo condiviso strumenti che favoriranno una sempre maggiore cura nella selezione della classe dirigente. Ci siamo dati regole nuove, relative sia al rapporto con l'esterno sia alle dinamiche interne. Insomma, siamo cresciuti ancora un po': un bell'esame di maturità superato con lode.

Antonio Di Pietro


RISOLUZIONE FINALE

L’Esecutivo Nazionale IDV, dopo ampia e partecipata discussione, approva la seguente risoluzione politica ed organizzativa:

1. Riafferma il proprio impegno a costruire una coalizione democratica, liberale, riformista e solidale, in alternativa alla politica clientelare ed inconcludente del Governo Berlusconi e della sua maggioranza parlamentare;
2. Lavora a costruire la predetta coalizione con le forze politiche affini nel programma e nelle culture di riferimento;
3. Auspica una rivisitazione del sistema elettorale che garantisca agli elettori la possibilità di poter scegliere i propri candidati ed i propri eletti;
4. Mantiene le proprie riserve nei confronti del c.d. “terzo polo”, in quanto ritiene preferibile che gli elettori sappiano, prima del voto, a quale programma danno la loro preferenza ed a quale squadra di governo danno il loro assenso;
5. Ribadisce la sua piena appartenenza alla famiglia del Partito Europeo dei Liberal-Democratici e Riformatori, di cui nel prossimo novembre ospiterà il congresso a Roma.
6. Riconferma l’agenda programmatica già discussa e approvata sia al Congresso nazionale che all’incontro nazionale di Vasto del 2010.
7. Impegna tutta la propria organizzazione – ad ogni livello – alla buona riuscita della stagione referendaria che IDV ha promosso e a cui ha dato di recente via libera la Corte Costituzionale;
8. Invita il partito a sostenere lo sciopero generale del prossimo 28 gennaio, inteso come contrapposizione generale alle politiche economiche e industriali dell’attuale Governo;
9. Prende atto del risultato della consultazione dei lavoratori di Mirafiori ed auspica che Fiat a questo punto tenga fede ai propri impegni a partire da quello di tenere in Italia non solo l’occupazione ma il controllo proprietario e le funzioni più qualificanti del settore auto di Fiat – Chrysler ed in particolare la ricerca. Rilancia l’impegno per sostenere le ragioni dell’intangibile diritto alla rappresentanza sindacale e il contrasto all’azione di un governo che ha fino a qui rinunciato a svolgere il suo ruolo di tutela del superiore interesse pubblico del paese
10. Rileva l’opportunità di proseguire le attività del partito alla tutela dei diritti dei consumatori, utenti e risparmiatori;
11. Ribadisce l’impegno a valorizzare le varie sensibilità politiche esistenti nel partito che vanno intese come valore aggiunto in un percorso di collaborazione che garantisca l’equa rappresentanza nei percorsi decisionali della vita politica del partito a coloro che si confrontano legittimamente nei rispettivi percorsi congressuali;
12. Impegna se stesso ad un maggior utilizzo di strumenti di partecipazione quali la rete e le assemblee pubbliche;
13. Ribadisce la volontà del partito di proporsi nel paese come forza politica post-ideologica, capace di far convivere sensibilità diverse, ritenute ricchezza e valore aggiunto, garantendo il massimo contributo di idee ma al contempo capace di sintesi..
14. Respinge il correntismo all’interno del partito e riafferma il principio che chi fa parte integrante ed è militante in altro partito o movimento politico stabilmente strutturato non può iscriversi a IDV e – se iscritto – la sua adesione decade automaticamente. La divisione in correnti ci porterebbe alla perdita della nostra identità e per questo non può essere accettata
15. Afferma con forza e corale convinzione che IDV è un partito sano e composto da persone per bene che talvolta è stato mortificato da una carenza di lealtà politica e comportamentale da parte di qualcuno che – tradendo la propria genuina fiducia – ha arrecato grave nocumento al partito ed alla sua azione politica.
16. Impegna la propria classe dirigente - al fine di evitare che nel futuro ciò possa accadere - a migliorare i metodi di selezione delle candidature, coinvolgendo al massimo le strutture territoriali e gli organismi di valutazione statutariamente previsti circa l’affidabilità di chi chiede di candidarsi con IDV;
17. Deplora e condanna il comportamento dei parlamentari a suo tempo eletti in IDV che hanno espresso la loro fiducia al Governo Berlusconi del 14 dicembre, e riconferma con forza che tutto l’Esecutivo Nazionale e tutto il partito intendono vivere, con rinnovata passione, l’impegno e la militanza in un partito che sui valori, sulla coerenza dei comportamenti e sul rigore del vincolo di mandato verso i propri elettori ha costruito la stessa essenza della propria esistenza;
18. Incarica l’Ufficio di Presidenza ad individuare metodi che consentano la più ampia condivisione nella scelta dei candidati e della classe dirigente
19. Ribadisce la necessità che gli iscritti e soprattutto la classe dirigente ad ogni livello del partito segnalino agli organi preposti eventuali pendenze giudiziarie o giudicati penali a loro carico, al fine di valutare la compatibilità con la loro appartenenza al partito. Eventuali omissioni nelle autocertificazioni costituiscono causa di revoca dell’iscrizione al partito;
20. Per evitare che la politica venga considerata una professione, invita i giovani iscritti a IDV a conciliare l’impegno politico con il loro corso di studi e con i percorsi formativi e lavorativi;
21. Incarica l’Ufficio di Presidenza ad approntare metodi per ottimizzare il tesseramento degli iscritti, riducendo al minimo il rischio di monopoli delle tessere
22. Rileva l’opportunità che l’Ufficio di Presidenza possa avvalersi all’occorrenza di specifiche professionalità con funzioni consultive;
23. Invita le strutture nazionali e territoriali del partito a dare voce e spazio (anche sul piano delle risorse finanziarie) alle iniziative dei Dipartimenti tematici ed in particolare al “Dipartimento Giovani” ed al “Dipartimento Donne”;
24. Si impegna – al fine di un più approfondito confronto sui contenuti – a riunirsi con più frequenza e comunque almeno 4 volte l’anno in via ordinaria ed in via straordinaria ogni volta che la situazione politica lo impone.
25. Impegna altresì tutti i propri iscritti, militanti, eletti ed amministratori a:
- riconoscere la classe dirigente del partito costituitasi a seguito dei vari congressi territoriali e nazionali effettuati;
- migliorare il dialogo ed il confronto interno al fine di evitare incomprensioni personali e strumentalizzazioni mediatiche che danneggiano l’azione politica del partito;
- riservare il dibattito inerente la funzionalità e l’organizzazione del partito all’interno dei propri organismi e finalizzare il dibattito pubblico ai temi della politica che interessano la generalità dei cittadini
- portare a compimento i mandati elettivi, salvo motivate eccezioni;
- limitare, salvo motivate eccezioni, i mandati elettivi consecutivi nella stessa assemblea, a due legislature intere
- assicurare che le commissioni di garanzia siano composte da iscritti che abbiano dimostrato attitudine all’imparzialità e all’autonomia di giudizio;
- evitare di candidare parenti o affini, salvo che costoro non abbiano maturato un proprio percorso politico autonomo;
- non scavalcare gli organismi di garanzia del partito affidandosi a sedi esterne.
- riconoscere il potere-dovere dell’Ufficio di Presidenza ad affrontare in modo netto e deciso le conflittualità e le inadempienze che possono compromettere la funzionalità del partito.
- alimentare il confronto reciproco e continuativo, nel rispetto dei ruoli e delle funzioni, tra gli iscritti, gli eletti, gli amministratori, i dirigenti del partito e i rispettivi gruppi consiliari che non possono considerarsi corpo estraneo ed autonomo dagli altri organi decisionali del partito.

Tivoli, li 15 gennaio 2011 L’ESECUTIVO NAZIONALE

Don Gallo: “Il Papa mi delude anche più del Cavaliere”


Nella Foto: Don Gallo all'Assemblea Sindacale della FIOM

Com’è possibile che dal cardinal Ruini a Bagnasco, da Fisichella fino al Santo Padre nessuno si indigni per il comportamento di Silvio Berlusconi?”. Don Andrea Gallo, animatore della comunità genovese di San Benedetto del Porto, è famoso per essere ostile alle caste vaticane. E il Cavaliere non gli è mai piaciuto. Ma nel giorno in cui rimbalza per il mondo la notizia che il presidente del Consiglio è sotto inchiesta per concussione e favoreggiamento della prostituzione minorile, il prete genovese è molto più arrabbiato con il Papa che col premier.

Don Gallo, si stupisce ancora del fatto che la Chiesa non abbia niente da dire?

Sono ripugnato. A 82 anni e mezzo mi sento autorizzato a dire che è insopportabile che non ci sia una presa di posizione contro queste sconcezze. Anzi: le gerarchie ecclesiastiche continuano a sostenere Berlusconi.

C’è una soglia oltre la quale anche il Vaticano dirà “adesso basta davvero”?

Non c’è, perché alla Chiesa non importa più nulla dei poveri e dei deboli. Vive di privilegi, vuole difenderli e ne vuole conquistare di nuovi. Le pare normale che il Papa vada a trovare il sindaco di Roma in Campidoglio il giorno dopo che ha azzerato la giunta?

Quali sono le contropartite concrete, per la Chiesa, di questa benevolenza?

Basti pensare all’8 per mille o ai contributi alle scuole cattoliche, che poi di cattolico non hanno proprio nulla.

Tutto qui?

C’è anche l’esenzione fiscale sugli immobili della Chiesa, che non pagano l’Ici. O le politiche bioetiche. Il Santo Padre è tornato a parlare contro l’educazione sessuale, senza capire che togliere la consapevolezza ai ragazzi è proprio ciò che li spinge a svendersi, drogarsi, autodistruggersi.

Che opinione si è fatto delle ragazzine che, come disse Veronica Lario, “si offrono al drago”?

Il problema è che da almeno un decennio i giovani crescono senza un’idea di futuro, sapendo che non avranno lavoro né aiuti.

Forse però Ruby era soddisfatta di mettere un piede nel mondo di Arcore.

Certe ragazze capiscono che vendersi è una possibilità per ottenere quello che vogliono, ma è anche un processo di autodistruzione con sofferenze indicibili. Nella mia comunità lavoro da anni con le prostitute: sono rovinate, vuote dentro.

Non sviluppano una corazza per evitare di soffrire del loro lavoro?

No. Penso che Ruby e le altre vedano Berlusconi come una porta d’accesso, che sfruttino i suoi vizi. Ma si vergognano, sono schifate da chi hanno davanti. E si fanno anche schifo da sole.

Se i racconti di queste ragazze sono veri, il presidente del Consiglio cerca proprio questo tipo di donna.

Questo perché è un amorale. Un uomo che agisce fuori dalla Costituzione, dalla giustizia, dalla legalità. E dalla civiltà. Dice che lavora tanto e che si toglie qualche sfizio, ma nella sua vita vedo solo sfacelo e tristezza.

I suoi colleghi la pensano diversamente: continuano anche a dargli la comunione.

Sostengono che è single, pur sapendo benissimo che è doppiamente divorziato. Monsignor Rino Fisichella ha detto che bisogna contestualizzare persino le sue bestemmie!

Che effetto ha questa indulgenza ad personam sui fedeli?

Ovviamente si allontanano dalla Chiesa, così come dalla politica. Le gerarchie non capiscono che questa incoerenza farà scomparire la Chiesa, e morire la religione.

Quindi?

Sia i cittadini che la Chiesa devono riscoprire la capacità di indignarsi e di reagire. Perché siamo tutti responsabili.

Don Gallo

giovedì 13 gennaio 2011

L'illegittimo impedimento


La corte costituzionale ha bocciato oggi una parte consistente della legge sul legittimo impedimento, in una sentenza sfavorevole al premier Silvio Berlusconi, perché non gli garantisce più il congelamento dei suoi tre processi aperti a Milano.

Lo dice una nota dell'ufficio stampa della Corte Costituzionale.

La Consulta ha deciso che è illegittima la norma che obbliga il giudice a rinviare il processo al premier o ad un ministro fino a sei mesi sulla base di una semplice certificazione della presidenza del Consiglio, secondo cui gli imputati sono impegnati in funzioni di governo.

In parallelo la Consulta ha detto che spetta al giudice valutare in concreto se sussiste il legittimo impedimento a comparire in udienza.

Di fatto questo vanifica lo scopo della legge, che era quello di fermare i tre processi a Berlusconi -- Mills e diritti tv Mediaset in primo grado e Mediatrade in fase di udienza preliminare -- per 18 mesi, fino all'ottobre 2011, quando la legge, come dice il suo testo, perderà efficacia.

martedì 4 gennaio 2011

Di Pietro: sui diritti fondamentali non c’è referendum che tenga, ieri Pomigliano, oggi Mirafiori domani l’Italia intera.




Noi riteniamo che i referendum sono fondamentali e importanti, infatti ne abbiamo promossi tanti anche noi, purché non vengano fatti sotto la spada di Damocle del ricatto. È chiaro che nel caso di quello indetto nella fabbrica di Mirafiori, il lavoratore che si trova a dover scegliere tra l’andare a casa o accettare condizioni al ribasso rispetto a propri diritti fondamentali non può che votare SI. Ma chi deve difenderlo? Chi deve farsi carico dei suoi diritti come parte debole della catena industriale?


Noi crediamo che più siamo, per far sì che la vicenda Fiat trovi uno sbocco positivo per tutti, meglio è. Non siamo a priori contro le imprese, senza le quali non ci sarebbe nemmeno il lavoro, vogliamo però che il sistema industriale rispetti le regole del gioco e che queste non vengano cambiate di volta in volta per favorire gli interessi di una sola parte, ovvero dei datori di lavoro, a discapito dei lavoratori.

Il sindacato ha una funzione essenziale che è quella di difendere la parte più debole. Ci auguriamo perciò che anche le altre forze politiche escano allo scoperto, non per alimentare lo scontro, ma per trovare una soluzione condivisa.

Quella che noi proponiamo oggi è un tavolo comune in cui vengano rimessi in discussione questi accordi separati, queste soluzioni trovate dall’azienda soltanto a suo vantaggio, costringendo gli operai ad accettarle con la minaccia di chiudere. Oggi è successo a Mirafiori, ma un domani potrebbe accadere ad altri stabilimenti e poi anche ad altre imprese.

La legge della giungla, dove vince sempre il più forte, può giovare al sistema finanziario ma penalizza i cittadini che devono arrivare a fine mese e hanno bisogno di lavorare.


La Fiom non può fare altro, rispetto a quello che sta facendo, ovvero difendere i diritti di coloro che vengono costretti da una normativa capestro a votare SI al referendum indetto a Mirafiori.

Noi dobbiamo rispettare il voto dei lavoratori ma non ci possiamo arrendere, dobbiamo continuare a denunciare che si tratta di voti ottenuti con un ricatto e che ci sono accordi che violano la Costituzione.

Una soluzione che prevede che non si può più scioperare o partecipare ad organizzazioni sindacali è un’esplicita violazione degli articoli 39 e 40 della Carta Costituzionale. Quindi anche se dovesse vincere il SI al referendum, ancor di più dovremo stare dalla parte dei lavoratori che si troverebbero in una situazione compromessa.

In quest’ottica l’impegno dell’Italia dei Valori non è di alimentare lo scontro e di scegliere una parte, penalizzando l’altra, ma di favorire il compromesso, di responsabilizzare le istituzioni, il governo ma anche il Parlamento, affinché possano indurre aziende come la Fiat a mantenere la produzione in Italia.

Il problema di fondo, infatti, è la delocalizzazione, che un domani potrebbe riguardare anche altre aziende. Il governo dovrebbe convincere la Fiat che lasciare la produzione in Italia è conveniente anche per i suoi interessi e non solo per quelli dei lavoratori.


Chiediamo al governo di convocare immediatamente un tavolo unitario. Da una parte serve ad assicurare alla Fiat incentivi e regole tali da permetterle di competere con le altre realtà mondiali, dall’altra deve chiedere all’azienda di lasciare le produzioni in Italia, perché di una Fiat grande finanziariamente che però sposta la produzione all’estero, licenziando e mettendo in cassa integrazione i suoi operai, il sistema Italia ci fa poco o niente.


Noi, come partito, ci impegniamo a batterci in tutte le sedi che ci competono: abbiamo depositato un disegno di legge sulla rappresentanza sindacale, abbiamo chiesto a tutti i nostri eletti nei consigli comunali, provinciali e regionali, di presentare mozioni all'ordine del giorno in difesa dei lavoratori, così che nelle prossime settimane se ne discuta in tutta Italia. Inoltre crediamo che in questi accordi ci siano violazioni di legge macroscopiche, e cercheremo di portare questo fatto all'attenzione delle sedi giudiziarie competenti.

Il 28 gennaio saremo in piazza, non soltanto per difendere i diritti dei lavoratori ma più in generale per rilanciare un tema, emerso anche dopo le proteste degli studenti: esiste un disagio sociale nel nostro Paese, un crescente divario tra i pochi che stanno troppo bene e i molti che stanno troppo male. Questo non vuol dire fare i comunisti, sono principi di un buon cristiano: distribuire le ricchezze, in modo che ci sia almeno un tozzo di pane per tutti.

Antonio Di Pietro

martedì 28 dicembre 2010

L’accordo di Mirafiori «è il più grave atto antidemocratico verso il mondo del lavoro» dai tempi del fascismo.



Ad affermarlo il presidente del comitato centrale della Fiom, Giorgio Cremaschi, il quale torna a chiedere al leader della Cgil, Susanna Camusso, di proclamare lo sciopero generale.


IL FASCISMO - «Il 2 ottobre 1925 Mussolini, la Confindustria e i sindacati corporativi fascisti firmavano a Palazzo Vidoni un accordo che cancellava le elezioni delle commissioni interne.


L’accordo di Mirafiori che cancella le elezioni delle rappresentanze aziendali è, da allora, il più grave atto antidemocratico verso il mondo del lavoro».


«L’accordo - prosegue Cremaschi - abolisce la democrazia e istituisce un regime di fiduciari come durante il fascismo ed è di una gravità inaudita che Cisl e Uil abbiano potuto sottoscriverlo, è una rottura senza precedenti a cui non si potrà che rispondere con la lotta e la mobilitazione democratica per questo è convocato il comitato centrale della Fiom il 29 dicembre e da li dovrà partire una risposta in grado di fermare questo attacco.


Per questo rinnovo la richiesta a Susanna Camusso di fare lo sciopero generale e di non continuare ad illudersi che la Confindustria si dissoci da Marchionne. Non è successo nel 1925 e non succederà oggi». (fonte: Apcom)

sabato 25 dicembre 2010




Buon Natale a tutti coloro che leggendoci ci dimostrano il loro affetto.