Campodimele (LT) il paese della longevità

Campodimele  (LT)  il paese della  longevità
Tra l'indifferenza dell' Amministrazione Comunale, in assenza di controlli, In località Sterza Piana Lenola (LT) ai confini del Parco Naturale dei Monti Aurunci , a meno di trecento metri dalle abitazioni private, i cittadini, tutti i giorni, assistono a questo scempio che rende l'aria irrespirabile con inevitabili conseguenze sulla salute pubblica grazie a questo impianto allocato nel confinante comune di Campodimele

venerdì 26 febbraio 2010

Ancora una volta sistematica disinformazione di regime, pessimo giornalismo, ruffianesca piaggeria di asserviti ai potenti , e tanta mala”fede"

L'edizione delle 13,30 di quello che era il principale telegiornale italiano spaccia per ben due volte come "assoluzione" l'avvenuta prescrizione del reato di corruzione di cui si è reso colpevole l'avvocato Mills" poi in prima serata modifica il titolo ma non il contenuto



Mi mancano le parole per narrare come il Tg4 e Studio Aperto hanno dato la notizia, vi propongo direttamente il video basta cliccare sulla freccetta in basso a sinistra







Bastava semplicemente raccontare il fatto ovvero che la Corte di Cassazione ha riconosciuto che il reato è stato commesso ma è caduto in prescrizione, per cui non ci sarà alcuna condanna né per Mills né per Berlusconi.


Chi vuol saperne di più può leggere o la stampa estera o il seguente editoriale pubblicato su La Repubblica da Giuseppe D'Avanzo

saluti write26


Editoriale

David Mills è stato corrotto. È quel che conta anche se la manipolazione delle norme sulla prescrizione, che Berlusconi si è affatturato a partita in corso, lo salva dalla condanna e lo obbliga soltanto a risarcire il danno per il pregiudizio arrecato all'immagine dello Stato. Questa è la sentenza delle Sezioni unite della Cassazione.

Per comprenderla bisogna sapere che la corruzione è un reato "a concorso necessario": se Mills è corrotto, il presidente del Consiglio è il corruttore.

Per apprezzare la decisione, si deve ricordare che cosa ha detto, nel corso del tempo, Silvio Berlusconi di David Mills e di All Iberian, l'arcipelago di società off-shore creato dall'avvocato inglese.

"Ho dichiarato pubblicamente, nella mia qualità di leader politico responsabile quindi di fronte agli elettori, che di questa All Iberian non conosco neppure l'esistenza. Sfido chiunque a dimostrare il contrario" (Ansa, 23 novembre 1999). "Non conosco David Mills, lo giuro sui miei cinque figli. Se fosse vero, mi ritirerei dalla vita politica, lascerei l'Italia" (Ansa, 20 giugno 2008).


Poi bisogna cominciare dalle parole - e dagli impegni pubblici - del capo del governo per intendere il significato della sentenza della Cassazione.

Perché l'interesse pubblico della decisione non è soltanto nella forma giuridica che qualifica gli atti, ma nei fatti che convalida; nella responsabilità che svela; nell'obbligo che oggi incombe sul presidente del Consiglio, se fosse un uomo che tiene fede alle sue promesse.

Dunque, Berlusconi ha conosciuto Mills e, come il processo ha dimostrato e la Cassazione ha confermato (il fatto sussiste e il reato c'è stato), All Iberian è stata sempre nella sua disponibilità.

Sono i due punti fermi e fattuali della sentenza (altro è l'aspetto formale, come si è detto).

Da oggi, quindi, il capitolo più importante della storia del presidente del consiglio lo si può raccontare così:

Con il coinvolgimento "diretto e personale" del Cavaliere, David Mills dà vita alle "64 società estere offshore del group B very discreet della Fininvest". Le gestisce per conto e nell'interesse di Berlusconi e, in due occasioni (processi a Craxi e alle "fiamme gialle" corrotte), Mills mente in aula per tener lontano il Cavaliere da quella galassia di cui l'avvocato inglese si attribuisce la paternità ricevendone in cambio "somme di denaro, estranee alle sue parcelle professionali" che lo ricompensano della testimonianza truccata.



Questa conclusione rivela fatti decisivi: chi è Berlusconi; quali sono i suoi metodi; che cosa è stato nascosto dalla testimonianza alterata dell'avvocato inglese. Si comprende definitivamente come è nato, e con quali pratiche, l'impero del Biscione; con quali menzogne Berlusconi ha avvelenato il Paese.



Torniamo agli eventi che oggi la Cassazione autentica.

Le società offshore che per brevità chiamiamo All Iberian sono state uno strumento voluto e adoperato dal Cavaliere, il canale oscuro del suo successo e della sua avventura imprenditoriale.

Anche qui bisogna rianimare qualche ricordo: Lungo i sentieri del "group B very discreet della Fininvest" transitano quasi mille miliardi di lire di fondi neri; i 21 miliardi che ricompensano Bettino Craxi per l'approvazione della legge Mammì; i 91 miliardi (trasformati in Cct) destinati non si sa a chi mentre, in parlamento, è in discussione la legge Mammì.

In quelle società è occultata la proprietà abusiva di Tele+ (viola le norme antitrust italiane, per nasconderla furono corrotte le "fiamme gialle"); il controllo illegale dell'86 per cento di Telecinco (in disprezzo delle leggi spagnole); l'acquisto fittizio di azioni per conto del tycoon Leo Kirch contrario alle leggi antitrust tedesche.


Da quelle società si muovono le risorse destinate poi da Cesare Previti alla corruzione dei giudici di Roma (assicurano al Cavaliere il controllo della Mondadori); gli acquisti di pacchetti azionari che, in violazione delle regole di mercato, favoriscono le scalate a Standa e Rinascente.

Dunque, l'atto conclusivo del processo Mills documenta che, al fondo della fortuna del premier, ci sono evasione fiscale e bilanci taroccati, c'è la corruzione della politica, delle burocrazie della sicurezza, di giudici e testimoni; la manipolazione delle leggi che regolano il mercato e il risparmio in Italia e in Europa.


La sentenza conferma non solo che Berlusconi è stato il corruttore di Mills, ma che la sua imprenditorialità, l'efficienza, la mitologia dell'homo faber, l'intero corpo mistico dell'ideologia berlusconiana ha il suo fondamento nel malaffare, nell'illegalità, nel pozzo nero della corruzione della Prima Repubblica, di cui egli è il figlio più longevo.



E' la connessione con il peggiore passato della nostra storia recente che, durante gli interminabili dibattimenti del processo Mills, il capo del governo deve recidere.

La radice del suo magnificato talento non può allungarsi in quel fondo fangoso perché, nell'ideologia del premier, è il suo trionfo personale che gli assegna il diritto di governare il Paese. Le sue ricchezze sono la garanzia del patto con gli elettori e dell'infallibilità della sua politica; il canone ineliminabile della "società dell'incanto" che lo beatifica.

Per scavare un solco tra sé e il suo passato e farsi alfiere credibile e antipolitico del nuovo, deve allontanare da sé l'ombra di quell'avvocato inglese, il peso di All Iberian. È la scommessa che Berlusconi decide di giocare in pubblico.

Così intreccia in un unico nodo il suo futuro di leader politico, responsabile di fronte agli elettori, e il suo passato di imprenditore di successo. Se quel passato risulta opaco perché legato a All Iberian, di cui non conosce l'esistenza, o di David Mills, che non ha mai incontrato, egli è disposto a lasciare la politica e addirittura il Paese.

Oggi dovrebbe farlo davvero perché la decisione della Cassazione conferma che ha corrotto Mills (lo conosceva) per nascondere il dominio diretto su quella macchina d'illegalità e abusi che è stata All Iberian (la governava). Il capo del governo non lo farà, naturalmente, aggrappandosi come un naufrago al legno della prescrizione che egli stesso si è approvato.

Non lascerà l'Italia, ma l'affliggerà con nuove leggi ad personam (processo breve, legittimo impedimento), utili forse a metterlo al sicuro da una sentenza, ma non dal giudizio degli italiani che da oggi potranno giudicarlo corruttore, bugiardo, spergiuro anche quando fa voto della "testa dei suoi figli".

Giuseppe D'AVANZO

giovedì 25 febbraio 2010

Ha ragione Berlusconi, queste intercettazioni sono un vero scandalo, una mera violazione della privacy.




24 febbraio 2010

Secondo la Procura di Roma il senatore del Pdl Nicola Paolo Di Girolamo uomo alle dirette dipendenze di Gennaro Mokbel, sarebbe stato eletto nella circoscrizione Estero del Senato, con i voti garantiti dalla ‘ndrangheta di Isola Capo Rizzuto.

A fare impressione sono le telefonate intercettate tra il senatore e Gennaro Mokbel, un uomo legato ad Antonio D’Inzillo, considerato l’omicida del boss della Magliana Enrico De Pedis. (quel sant’uomo tumolato nella basilica di Sant’ampollinare)

Il senatore, al telefono, si fa trattare come uno sguattero dal suo cliente che lo ha aiutato ad essere eletto:

"M’hai scassato il cazzo, te lo dico papale papale a Nicò. Se t’è venuta la candidite Nicò e se t’è venuta già a’ senatorite è un problema tuo, però sta’ attento che ultimamente te ne sei uscito tre volte che io sono stato zitto ma oggi mo’ m’hai riempito proprio le palle Nicò. Capito? A ’n’ altro je davo ‘na capocciata ma a te siccome te voglio bene, Nicò, abbozzo ‘na volta, due, tre volte. Mo basta"

"Non me ne frega un cazzo. A me di quello che dici tu...per me Nicò puoi pure diventà presidente della Repubblica, per me sei sempre il portiere mio, per me tu sei sempre il portiere no, nel senso che tu sei uno schiavo mio, tu conti sempre come il portiere, capito Nicò. Però ricordate, io per i soldi nun me ne frega un cazzo del potere, però ricordate Nicola che per le sfumature me faccio ammazzà e faccio del male".


"Ti è piaciuto sentirti qualche cosa e mo ricordate che devi pagà tutte le cambiali che so state aperte e in più devi pagà lo scotto sulla tua vita Nicò perché tu una vita nun ce l’avrai più".


"Io sono sette mesi che sono murato qua dentro e calcola che il 70% dei soldi tirati fuori qua li ho tirati fuori io, io sto zitto e muto e tiro fuori. Ma che me voi dì...Io c’ho cinquant’anni Nicò". Il senatore prova a ribattere “e pure io Gennaro” e Mokbel: "Eh, ma i cinquant’anni mia nun so’ i tua". E il senatore che si ricorda con chi ha a che fare: "Quello sicuramente".



Dice Berlusconi: di questi giudici morbosi, queste toghe rosse che non perdono occasione per impicciarsi dei fatti degli altri……………..BASTA!!!!! non se può più dobbiamo costruire un esercito che operi per il bene, contro quello comunista che opera per il male al servizio di una magistratura deviata.


Volendo usare un linguaggio a loro comprensibile, che dire al Premier e a questo senatore?

Ma vaffanculo!!!!!!!!!!!!!!

mercoledì 24 febbraio 2010

UN PARTIGIANO ALLA PRESIDENZA DELLA REPUBBLICA



clicca sulla freccetta


Mercoledì 24 Febbraio 2010, venti anni fa è morto Sandro Pertini, pubblicare la sua biografia, i suoi insegnamenti, la sua militanza oggi sarebbe retorica, noi vorremmo ricordarlo semplicemente, così, con un piccolo flash , senza commenti , felice per la vittoria della Nazionale di Calcio.

martedì 23 febbraio 2010

NO GRAZIE !!!!!





Stabilimenti Penali di Pianosa 23 Febbraio 1933

"La comunicazione che mia madre ha presentato domanda di grazia in mio favore, mi umilia profondamente! Non mi associo quindi a simile domanda perché sento che macchierei la mia fede politica, che più di ogni cosa, della mia stessa vita mi preme”

Il recluso politico Sandro Pertini



Oggi è il 23 febbraio 2010, sono trascorsi esattamente settantasette anni da quella lettera , cosa potremmo “raccontare” a questo Italiano, fondatore della nostra Repubblica, che ha trascorso quattordici anni della sua vita nelle carceri fasciste per aver contrastato e poi capovolto, all’insegna della democrazia e della libertà dei popoli, un regime intollerante, totalitario, xenofobo e imperialista consolidato da una Monarchia scellerata, troppo presa dagli intrallazzi di Corte, incapace di assumere posizioni autorevoli.


Cosa potremmo raccontargli, se volessimo farlo incazzare, se non il fatto di aver consegnato il nostro paese nelle mani di gruppi spregiudicati che gestiscono la questione pubblica a loro piacimento, in funzione degli interessi propri e dei loro amici, e che l’erede al trono “canta e balla” in televisione acclamato da milioni di telespettatori.

Sandro, ma chi te lo ha fatto fare, ti sei fatto quattordici anni di galera per niente.





lunedì 22 febbraio 2010

La Politica si fa in Parlamento, nelle Piazze, non si fa in Pretura.






La Politica si fa in Parlamento, nelle Piazze, non si fa in Pretura.


Bella frase ma cosa succede quando la Politica si sostituisce ai poteri dello Stato? Quando la Politica si accredita l’onere di esercitare contemporaneamente potere legislativo, potere esecutivo e potere giudiziario? Quando la Politica pensa di poter far tutto da sola.


Paolo Borsellino diceva che questa non si chiama politica ma Mafia.


In un intervista televisiva, un autorevole Magistrato palermitano, interrogato a riguardo, diede più o meno questa risposta che sintetizzo così:

“quando ciò accadrà avremo a che fare con una classe dirigente che rimprovererà alla persone di aver preferito la pigrizia all’agire, di essere state troppo indolenti.” poi…….


“ Questi politici non hanno capito nulla cambino mestiere, oppure, come invece mi pare più evidente, fanno opportunamente finta (per timore o per calcolo) di non comprendere (che poi è lo sport nazionale più diffuso) che la gente comune nel meridione è stata ridotta dalla Politica a contare meno di niente, oggi non esiste più un opposizione come in passato ma solo una melassa informe dove si fatica ad individuare quale sia il centrodestra e quale il centrosinistra”


A questi tre poteri se ne è aggiunto un quarto, che non cito per non aprire altre polemiche, poi un quinto L’ INFORMAZIONE quello che piace tanto alla nostra Minoranza Consiliare, al punto di credere che esercitarlo li possa mettere a riparo da ogni critica e da ogni contestazione.


E’ vero le responsabilità sono di chi governa ma quando nella pubblica amministrazione si inizia inconsapevolmente a dar luogo, con frequenza rilevante, a comportamenti, sicuramente involontari, che nei metodi cominciano a destare sospetti, in caso di tracollo la responsabilità oggettiva non può essere ricondotta solo a chi governa, in quel caso specifico la responsabilità è da accreditare ai politici TUTTI, a quelli che ricoprono ruoli istituzionali senza nessuna eccezione.





sabato 20 febbraio 2010

che schifo!!!!!!





Ieri:

L'associazione della stampa tedesca attribuisce al giornalista e scrittore italiano Marco Travaglio il premio 2009 per la libertà di stampa; questa la decisione dei sette membri della giuria dell'associazione.

"Onoriamo in Marco Travaglio un collega coraggioso e attento, che si impegna contro tutti gli ostacoli per difendere la libertà di stampa in Italia" così Michael Konken, presidente dell'associazione della stampa tedesca, motiva la decisione.

Travaglio denuncia continuamente e pubblicamente i tentativi dei politici italiani, e soprattutto di Silvio Berlusconi, di influenzare i media a loro piacimento impedendo un'informazione indipendente. La sua critica ha anche lo scopo di incoraggiare i colleghi italiani a non autocensurarsi.


Konken ha inoltre aggiunto: "Il premio dell'associazione dei giornalisti tedeschi per la libertà di stampa é un riconoscimento appropriato per Marco Travaglio. Egli dovrebbe incoraggiare i giornalisti in Italia perché esercitino la loro funzione di critica e non si facciano intimidire"...


Oggi dopo l’ultima puntata di Anno Zero


Caro Michele, ho riflettuto su quanto è accaduto giovedì ad Annozero . E, siccome è accaduto davanti a 4 milioni di persone, te ne parlo informa pubblica. Parto da una tua frase dell’altra sera: “Parliamo di fatti”. Il punto è proprio questo. Si può ancora parlare di fatti in tv? Sì, a giudicare dagli splendidi servizi di Formigli, Bertazzoni e Bosetti. No, a giudicare dal cosiddetto dibattito in studio, che non è più (da un bel pezzo) un dibattito, ma una battaglia snervante e disperante fra chi tenta di raccontare, analizzare, commentare quel che accade e chi viene apposta per impedirci di farlo e costringerci a parlar d’altro. La maledizione della par condicio, dovuta alla maledizione di Berlusconi, impone la presenza simmetrica di ospiti di destra e di sinistra. E, quando si tratta di politici, pazienza: la loro allergia ai fatti è talmente evidente che il loro gioco lo capiscono tutti.

Ma quando, come l’altra sera, ci si confronta fra giornalisti, anzi fra iscritti all’albo dei giornalisti, ogni simmetria è impossibile: quelli “di destra” parlano addosso agli altri e – quando non sanno più che dire – tirano fuori le mie condanne penali (inesistenti) o le mie vacanze con mafiosi o a spese di mafiosi (inesistenti). Da una parte ci sono giornalisti normali, come l’altra sera Gomez e Rangeri, che non fanno sconti né alla destra né alla sinistra; e dall’altra i trombettieri. Che non sono di destra: sono di Berlusconi. E non fanno i giornalisti: recitano un copione, frequentano corsi specialistici in cui s’impara a fare le faccine e a ripetere ossessivamente le stesse diffamazioni. Invece di contestare i fatti che raccontano, tentano di squalificarti come persona.


Poi, a missione compiuta, passano alla cassa a ritirare la paghetta. E, se non si abbassano a sufficienza, vengono redarguiti o scaricati dal padrone. Non hanno una faccia e dunque non temono di perderla. Partono avvantaggiati, possono permettersi qualunque cosa. Non hanno alcun obbligo di verità, serietà, coerenza, buonafede, deontologia. Non temono denunce perché il padrone mette ogni anno a bilancio un fondo spese per risarcire i danni che i suoi sparafucile cagionano a tizio e caio dicendo e scrivendo cose che mai scriverebbero o direbbero se non avessero le spalle coperte. Come diceva Ricucci, che al loro confronto pare Lord Brummel, fanno i froci col culo degli altri. Sguazzano nella merda e godono a trascinarvi le persone pulite per dimostrare che tutto è merda. E ci tocca pure chiamarli colleghi perché il nostro Ordine non s’è mai accorto che fanno un altro mestiere.

Ci vorrebbe del tempo per spiegare ogni volta ai telespettatori chi sono questi signori, chi li manda, quali nefandezze perpetrano i loro “giornali”, perché quando si parla di Bertolaso rispondono sulle mie ferie e soprattutto che cos’è davvero accaduto a proposito delle mie ferie: e cioè che ho documentato su voglioscendere.it di aver pagato il conto fino all’ultimo centesimo e di aver conosciuto un sottufficiale dell’Antimafia prima che fosse arrestato e condannato per favoreggiamento, interrompendo ogni rapporto appena emerse ciò che aveva fatto (i due trombettieri invece dirigono e vicedirigono i giornali di due editori – Giampaolo Angelucci e Paolo Berlusconi, già arrestati due volte ciascuno, il secondo pregiudicato – e non fanno una piega). Ma in tv non c’è tempo per spiegare le cose con calma. E, siccome io una reputazione ce l’ho e vi sono affezionato, non posso più accettare che venga infangata ogni giovedì da simili gentiluomini. Gli amici mi consigliano di infischiarmene, di rispondere con una risata o un’alzata di spalle. Nei primi tempi ci riuscivo. Ora non più: non sai la fatica che ho fatto giovedì a restarmene seduto lì fino alla fine.

Forse la mia presenza, per il clima creato da questi signori, sta diventando ingombrante e dunque dannosa per Annozero. Che faccio? Mi appendo al collo le ricevute delle ferie e il casellario giudiziale? Esco dallo studio a fumare una sigaretta ogni volta che mi calunniano? O ti viene un’idea migliore.


Marco Travaglio.

Dicono che non bisognerebbe mai parlare male degli alleati ma quando ci si allea con “mezzo “ partito meglio tacere o è meglio parlare chiari?





Signornò da L'Espresso in edicola


Quando l’Unione andò al governo nel 2006 e ricascò in tutti gli errori della volta precedente, Curzio Maltese parlò di “coalizione a ripetere”. Nel frattempo è nato il Pd, ha cambiato tre segretari in due anni, ha perso tutte le elezioni possibili e ora si presenta alle regionali in formazione Arlecchino: ora con la sinistra ora senza, ora con Di Pietro ora senza, ora con l’Udc ora senza.

In questa carnevalata c’è un unico comun denominatore: l’allergia alla questione morale e, in certi casi, pure a quella legale. In tutte le regioni del Sud i candidati del centrosinistra sono inquisiti o addirittura imputati. In Campania Enzo De Luca vanta due rinvii a giudizio per associazione per delinquere, truffa, concussione e falso.

In Puglia Nichi Vendola è ancora indagato per tentata concussione per le spartizioni nelle Asl, anche se due pm su tre sono orientati ad archiviare.

In Basilicata il governatore ricandidato Vito de Filippo ha ricevuto l’estate scorsa l’avviso di chiusura indagini (che di solito prelude alla richiesta di rinvio a giudizio) per favoreggiamento a un imprenditore ritenuto l’asso pigliatutto degli appalti per l’estrazione del petrolio.

In Calabria, nel processo “Why Not”, il governatore replicante Agazio Loiero ha appena subìto una richiesta di condanna a 1 anno e mezzo per due abusi d’ufficio.

In Sicilia, dove non si vota, il Pd sostiene la giunta anomala di Raffaele Lombardo, indagato per abuso d’ufficio dalla Procura e dalla Corte dei Conti per le assunzioni facili di venti giornalisti strapagati nel suo ufficio stampa.

Così, per la prima volta in 15 anni di Seconda Repubblica, il centrodestra candida personaggi intonsi da guai giudiziari e può rinfacciare al centrosinistra di non fare altrettanto.


Il che rende flebili sino all’afonia le richieste di dimissioni avanzate da Bersani per Guido Bertolaso, appena indagato, e incomprensibile l’uscita di scena del sindaco di Bologna, Flavio Del Bono, per un’indagine da quattro spiccioli.


Mentre l’Italia è scossa da scandali giudiziari che, secondo un uomo prudente come Paolo Mieli, “possono far saltare il sistema come nel ‘92”, il centrosinistra si mozza la lingua da sè, privandosi di un argomento di sicura presa elettorale come le “liste pulite”.

Anzi lo regala alla maggioranza berlusconiana, con un ribaltamento paradossale e autolesionistico che nemmeno Tafazzi avrebbe saputo escogitare.


Ma non basta ancora: il Pd non dice una parola sulla ricandidatura in Lombardia di Roberto Formigoni, eletto per ben tre volte fin dal 1995, in barba alla legge 165 del 2004 che vieta tre mandati di fila ai presidenti di regione. Formigoni è ineleggibile, ma da sinistra non s’ode uno squillo perché è ineleggibile anche Vasco Errani, che governa l’Emilia Romagna dal 2000 e si candida per il terzo mandato.

Finora molti elettori disgustati si turavano il naso e votavano il centrosinistra perché era meno peggio di Berlusconi. Ora, dopo 15 anni di inseguimento, sta per eguagliare il peggio. Non è meraviglioso?

(Vignetta di gavavenezia)






giovedì 18 febbraio 2010

PETIZIONE A GARANZIA DELLA SALUTE PUBBLICA LENOLA C'E'




Ieri sera , il Sindaco di Lenola, ha incontrato il Gruppo Promotore della petizione a garanzia della salute pubblica, conseguente alla messa in funzione dell’impianto di smaltimento liquame in località Campodimele ai confini dei comuni di Lenola e di Pico.

Alla riunione oltre il Sindaco e i rappresentanti del Gruppo Promotore hanno partecipato, l’Assessore all’Ambiente, l’Assessore agli Usi Civici e all’Urbanistica, il Delegato del neo costituito Comitato del Comune di Pico.
Il Sindaco dopo aver preso atto della presunta incompatibilità di attività tese ad essiccare e smaltire liquami agroalimentari in prossimità di abitazioni civili ci ha informato che in data 2 Febbraio si era già attivato presso il comune di Campodimele e presso il Consorzio Gestore dell’Impianto per le dovute delucidazioni a riguardo.

Ritenendo insufficienti le dichiarazioni ricevute dal Consorzio Conduttore e alla luce delle nostre dichiarazioni ha ritenuto:

nel contingente di intervenire presso la ASL, con procedimento urgente, per richiedere le dovute verifiche

di convocare tutte le parti (consorzio, parco, rappresentanti dei comuni limitrofi, promotori della petizione) in tempi relativamente brevi, per meglio approfondire l’impatto ambientale, la questione sanitaria, le autorizzazioni e per porre in essere tutti quegli interventi atti a tutelare la salute pubblica, riservandosi, nel caso in cui dovesse essere necessario, ulteriori interventi presso la Provincia e presso la Regione.

Parallelamente, in collaborazione con il consigliere Avv. Carlo Pietrosanto, abbiamo ricondotto questa questione alla Regione Lazio, incontro avvenuto il 15 c.m al quale hanno partecipato i promotori della petizione e il delegato del comitato di Pico.

Inoltre, ci siamo attivati, per porre in essere iniziative similari nei comuni di Pastena, Pico, Campodimele contiamo nei prossimi giorni di presentare petizioni similari ai Sindaci dei comuni citati.

Italia dei Valori Lenola non può esimersi dall’accogliere con soddisfazione questa partecipazione collettiva , registriamo che di fronte i problemi reali Lenola c’è aldilà degli schieramenti aldilà delle appartenenze.





martedì 16 febbraio 2010

Non è vero che sono tutti uguali......basta saper scegliere





Sarà Filippo Callipo il Candidato IdV alla presidenza della Regione Calabria “imprenditore del tonno” ex Presidente della Confindustria Calabrese incarico che lasciò con queste parole:

"Basta, me ne vado per sempre. Non ce la faccio più, se continuo a denunciare quello che gli altri non vogliono neppure segnalare finirà che mi prenderanno per pazzo e mi chiuderanno in una clinica per malattie mentali"


Nell’occasione il Presidente della Repubblica Carlo Azelio Ciampi, attraverso l’ufficio stampa del Quirinale , manifestò solidarietà all’imprenditore Calabrese.

La sua candidatura è stata accolta con lettere anonime contenenti minacce minatorie lettere che in Calabria rappresentano vere e proprie sentenze.

Così hanno commentato l’accaduto i giovani IdV Calabria:
Noi dei giovani di Italia dei Valori saremo sal fianco di Callipo perché rappresenta l’unica vera alternativa per il nostro futuro, e siamo sicuri che eventi come questi non fanno altro che confermare, ancora una volta, la bontà del nostro progetto politico e ci spronano ancor più a proseguire verso la strada intrapresa. Speriamo che la magistratura faccia luce su questo grave episodio e che il clima politico calabrese si rassereni. Minacciare il Cav Callipo, la sua famiglia e le sue aziende, è il sintomo più evidente che il rinnovamento politico, morale e culturale portato avanti da Filippo Callipo fa paura al “sistema di potere” alle lobby più o meno palesabili che non vogliono cedere e vogliono, invece, continuare a prosperare alle spalle e sulle spalle dei calabresi. Noi siamo pronti a fare scudo intorno a Callipo e al nostro progetto di rinnovamento, perché noi vogliamo restare in Calabria, lottiamo e crediamo in una Calabria libera, esempio di virtù e fiducia nei propri mezzi e non terra di sordite macchinazioni.
IdV Giovani Calabria

Dice Luigi De Magistris: Filippo Callipo è l’unica persona che ingloba questione culturale, questione morale, questione criminale la politica e l’economia, dobbiamo costruire un programma e una squadra capaci di ricostruire la Calabria sui temi della legalità, della trasparenza, della tutela delle risorse, dello sviluppo economico, del lavoro. L’obiettivo di far diventare Callipo presidente della Giunta regionale potrà realizzarsi solo grazie a una mobilitazione senza precedenti dei calabresi onesti che avranno l’opportunità di contribuire al rinnovamento della classe politica ed essere i veri protagonisti di una svolta storica.

Angela Napoli, “mosca bianca” del PdL, legata a Callipoli da stima reciproca, che già in passato si era espressa a favore dello scioglimento del Consiglio Comunale di Fondi evidenziando le contraddizioni che caratterizzano l’attuale governo in tema di mafia, ritiene questa candidatura una piacevole sorpresa “ leggerò e valuterò con attenzione il suo programma”

Emiliano Morrone, scrittore giornalista, leader dei giovani IdV, sarà candidato consigliere nella lista Callipo.

Da parte nostra: nella speranza che i calabresi sappiano cogliere questa opportunità un sincero un’in bocca al lupo a Filippo.







lunedì 15 febbraio 2010

Germania: pesante carro allegorico su Berlusconi




DUSSELDORF (GERMANIA) - Non sono solo Rio de Janeiro e Viareggio che ospitano sfilate di carri a Carnevale. Ma mentre il sindaco (rigorosamente del Pdl) di Viareggio ha imposto una pesante censura proibendo di fare carri che riguardassero il Presidente del Consiglio, all'estero non si fanno gli stessi problemi. Per esempio a Dusseldorf, in Germania, hanno fatto il carro allegorico che riguarda Berlusconi. E, come potete vedere dalla foto, è una rappresentazione molto volgare dei rapporti tra la mafia e il nostro Presidente del Consiglio SIlvio Berlusconi.
Alla luce delle tante dichiarazioni fatte dai vari Spatuzza, Massimo Ciancimino, e da altre decine di pentiti; alla luce delle tante leggi fatte - direttamente o indirettamente - a favore della malavita da questo governo; questa è l'impressione che evidentemente diamo all'estero, o almeno alla Germania. E non è qualcosa di cui andare fieri, questo è sicuro.

di: Antonio Rispoli 15/02/2010