Campodimele (LT) il paese della longevità

Campodimele  (LT)  il paese della  longevità
Tra l'indifferenza dell' Amministrazione Comunale, in assenza di controlli, In località Sterza Piana Lenola (LT) ai confini del Parco Naturale dei Monti Aurunci , a meno di trecento metri dalle abitazioni private, i cittadini, tutti i giorni, assistono a questo scempio che rende l'aria irrespirabile con inevitabili conseguenze sulla salute pubblica grazie a questo impianto allocato nel confinante comune di Campodimele

venerdì 18 febbraio 2011

Con la Cgil stop al caporalato Luigi De Magistris




A gestire questa "forza" umana, in modo mafioso e illecito, sono intermediari rapaci al servizio di imprenditori senza scrupoli. La piaga che non risparmia nessuna regione, anche se affligge particolarmente il Sud del Paese, si chiama caporalato. Le vittime hanno il volto in particolare straniero.

Una nuova forma di schiavismo tanto prolifico nel settore edile (150mila vittime secondo la Cgil ) e rurale (400mila), dove l'occasionalità del lavoro spinge alla necessità temporanea e improvvisa di manodopera che motiva l'intervento vantaggioso (per gli imprenditori) dei caporali. Perché, allora, non prenderla extracomunitaria, questa manodopera, magari anche clandestina, così da imporre qualsiasi ritmo e qualsiasi cifra, nell'assenza totale del riconoscimento dei diritti e al di fuori del controllo, garantendo vantaggio economico soltanto a chi se ne serve?

Protagonisti dell'intermediazione criminale che conduce questi lavoratori invisibili nei cantieri e nei campi sono proprio i caporali che, nell'aree ad alta densità mafiosa, risultano come diretta emanazione dei clan e delle famiglie che compongono il crimine organizzato.

La denuncia della Cgil, in particolare delle sue due categorie della Fillea e della Flai, sul fenomeno del caporalato è tanto reale quanto grave per una democrazia moderna, che dovrebbe fondarsi sull'occupazione regolare e sulla pratica dell'accoglienza.

Per questo la campagna "Stop-caporalato" promossa dalla Cgil è un'iniziativa che va sostenuta nel suo duplice obbiettivo: porre fine a questa piaga indegna e arrivare all'introduzione del reato di caporalato nel nostro codice penale.

Perché in Italia questo reato non è previsto, o meglio è stabilita la punizione con sanzione amministrativa (pochi euro a lavoratore) in caso venga pizzicato il caporale in flagranza. Un vuoto legislativo che non stupisce, mancando anche, per esempio, il reato relativo alla tortura, per cui da anni si battono associazioni e società civile. E non stupisce che questo governo non risulti sensibile al tema, avendo promosso una controriforma reazionaria del mondo del lavoro e una politica razzista verso gli stranieri.

Il caporalato e la sua crescita, infatti, risultano il frutto maturo (amarissimo) dell'attività dei ministri Sacconi e Maroni; il volto visibile (immondo) del liberismo senza regole del PdL e del razzismo senza vincoli della Lega. Se si azzerano i diritti dei lavoratori distruggendo contratti nazionali e Statuto per il far west contrattuale, se si scoraggia il controllo ispettoriale e la chiara ricostruzione della responsabilità penale nella catena con cui viene appaltata l'occupazione, se si introduce il reato di clandestinità: ecco che si creano le condizioni socio-politiche-legislative per il proliferare del caporalato, scoraggiando gli stranieri che vogliono denunciarlo perché temono l'espulsione dal paese e favorendo, con la copertura della legge, imprenditori famelici pronti a sacrificare la vita umana in cambio del proprio guadagno di impresa.

Nella mia esperienza professionale di magistrato mi è capitato di occuparmi del fenomeno, che risultava spesso collegato al traffico degli esseri umani. Un altro elemento di provata evidenza emergente dalle inchieste è appunto il ruolo giocato dal crimine organizzato in territori come la Calabria o la Campania, dove la gestione del lavoro è uno strumento prezioso in mano alle mafie per raggiungere il controllo del territorio, oltre che forziere per il loro arricchimento. In questo momento di passaggio delicato per il paese, in cui si saldano la strategia reazionaria nel lavoro e quella razzista nell'immigrazione, non possiamo che sostenere la Cgil in questa sua campagna, quella dello Stop-caporalato.

E' un dovere per ogni cittadino democratico, è una necessità vitale per tutte le forze politiche della sinistra.

Luigi De Magistris

venerdì 11 febbraio 2011

Rai, nuovo ‘bavaglio’ del Pdl sui talk show: “I programmi rappresentino la maggioranza”



Argomenti trattati solo una volta a settimana, par condicio anche nella satira, responsabilità penale del conduttore, palinsesti decisi dalla commissione di Vigilanza (organo politico) e direttore generale eletto a direttore editoriale. Il Pdl di nuovo all’attacco dei talk show e di quella che definisce la “predominanza della sinistra” nella tv pubblica. Il nuovo “bavaglio” messo a punto dal centrodestra per la Rai, secondo quanto scrive ‘La Repubblica’, segue una linea maestra: “I programmi Rai devono rappresentare la maggioranza”. Porta la firma del senatore Pdl della Vigilanza Rai Alessio Butti che ha messo nero su bianco le sue proposte in un “Atto di indirizzo sul pluralismo” che verrà votato dalla commissione la prossima settimana, mercoledì probabilmente.

Cosa dice questo “atto di indirizzo”? Prima di tutto stabilisce che se una trasmissione Rai tratta un argomento, mettiamo il caso Ruby, per i successivi otto giorni gli altri programmi Rai non ne potranno parlare. Se ad esempio il lunedì Bruno Vespa a ‘Porta a Porta’ parla di Berlusconi e dei festini ad Arcore, l’argomento per tutta la settimana è esaurito: ovvero non ne potranno parlare Ballarò il martedì o Annozero il giovedì. Poi ancora, durante un programma di satira come ‘Parla con me’ di Serena Dandini, anche le imitazioni dovranno avere il contraddittorio: se si manda in onda l’imitazione di Augusto Minzolini si deve fare anche quella di un giornalista “di sinistra”, come può essere Gad Lerner. Per “sistemare” anche un programma come ‘Report’ si stabilisce che ad avere la responsabilità legale di ciò che si manda in onda, non sarà l’azienda bensì il conduttore.

Secondo Butti la Rai è “dominata” dalla sinistra, la tv di Stato “relega in posizioni assolutamente minoritarie le idee, i valori e le proposte della maggioranza degli italiani” e quindi si deve “riequilibrare la situazione”. E come farlo se non impedendo ai talk show di trattare certi argomenti e introducendo la par condicio anche nei programmi di satira? Certo, l’atto indirizzo non è vincolante, ma può diventare uno strumento utilissimo per il direttore generale Mauro Masi.

Butti spiega la sua proposta. “È opportuno – dice – che i temi prevalenti di attualità o di politica trattati da un programma non costituiscano oggetto di approfondimento di altri programmi, anche di altre reti, almeno nell’arco di otto giorni successivi alla loro messa in onda”. Sul rispetto di questa regola vigila “la direzione generale” per scongiurare “ripetizioni artificiose o la compressione di temi socialmente e politicamente rilevanti”.

11 febbraio 2011

Fonte: http://www.blitzquotidiano.it/politica-italiana/rai-bavaglio-pdl-talk-show-maggioranza-745403/


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mercoledì 9 febbraio 2011

QUANDO IL FANGO COLPISCE DI PIETRO




L’Italia sta diventando il paese del fango. Palate di fango da gettare addosso agli avversari politici con la poderosa macchina del discredito costruita dagli sgherri di Berlusconi. E Di Pietro è, nella speciale classifica dei nemici del Cavaliere di Hardcore (come lo chiama Travaglio) il primo della lista. Libero (di denigrare) ieri gli ha dedicato la prima pagina.

Quale onore. Il titolo è ‘Ombre sull’ex Pm. 'Di Pietro: un libro svela i suoi segreti’. E poi: i servizi, le foto americane e una misteriosa valigetta a Hong Kong, ecco il racconto che Tonino ha cercato di fermare in tutti i modi. Oggi, invece, il presidente di Italia dei Valori, è finito soltanto a pag.14 con l’articolo ‘Il libro su Di Pietro è già finito in tribunale’.

A Libero (d’infangare) sembra addirittura strano che Di Pietro quereli l’autore del libro. Già, avrebbe dovuto accettare di farsi diffamare senza battere ciglio. Sono anni che questa campagna diffamatoria va avanti. Si attaccano a tutto pur di scrivere male di Di Pietro e di infangare l’Idv.

Tonino spia dei servizi segreti, della Cia, uomo del Vaticano, che frequenta criminali internazionali e mafiosi. Uno 007 scaltro e inafferrabile.

Ve l’immaginate? My name is Di Pietro, Antonio Di Pietro...E questi articoli sono solo gli ultimi di un’interminabile serie. Ormai scrivono sempre le stesse cose (utilizzo la parola ‘cose’ per non essere volgare), aria fritta e rifritta. E’ la macchina del fango. Una delle tecniche è ripetere sino alla nausea delle bugie, che, nel corso del tempo, si sedimentano nella coscienza popolare, diventano una sorta di sfondo a talvolta persino delle verità per molti.

‘Una bugia ripetuta un milione di volte diventa una verità’. Lo diceva quel criminale di Goebbels. E lo mettono in pratica i rimestatori di fango prezzolati. C’è un’altra considerazione, purtroppo dolorosa. La macchina del fango colpisce bersagli sempre diversi, accomunati da un unico elemento: l’essere nemici di Silvio Berlusconi.

Quando toccò a Gianfranco Fini furono in molti, anche fuori dalla politica, ad indignarsi per le tonnellate di fango sparse sulla sua persona e sui suoi familiari. A torto o a ragione, il presidente della Camera ed il suo entourage, finirono nel tritacarne. Tutto il mondo politico (berlusconiani a parte) s’indignò ed espresse solidarietà.

Quando il fango è gettato, ingiustamente, su Di Pietro e sull’Italia dei Valori, però, nessuno, o quasi, s’indigna. Come se insultare la seconda forza dell’opposizione fosse uno sport lecito. Non è difficile capire il perché: siamo una forza scomoda, non partecipiamo alle spartizioni del sistema, non scendiamo a bassi compromessi. I motivi per cui le altre forze politiche non s’indignano è anche la ragione della nostra identità, della nostra diversità, della nostra forza. Il fango si toglie con l’acqua pulita.

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mercoledì 2 febbraio 2011

26 Gennaio 1994…scende in campo il presidente della Fininvest Silvio Berlusconi.


“Scende in campo l’Italia che lavora, l’Italia che produce contro quella che spreca, l’Italia che risparmia contro quella che ruba, l’Italia della gente contro quella dei vecchi partiti. Forza Italia, per costruire insieme un nuovo miracolo italiano”.

L’uomo del destino, giunto a sanare, a risollevare, a diffondere serenità e benessere, vestire gli ignudi, alloggiare i pellegrini…più che un programma politico sembra l’attuazione di un disegno della provvidenza, in grado di trovare le soluzioni ai problemi ereditati dai governi precedenti.

La “vena” miracolistica del Cavaliere non si è mai affievolita, riemergendo tenace ed indomita in ogni circostanza dove c’era bisogno di un surplus straordinario. A Napoli con il miracolo dei tre giorni per ripulirla dalle tonnellate di immondizia, ed a L’Aquila con il miracolo che doveva stupire il mondo…evidentemente molto più complesse del previsto.

Uscendo dalla bottega del mago il paesaggio reale non ci incanta. I miracoli annunciati non ci sono stati e qualcuno aspetta ancora.

Noto però la tendenza a pensare di poter risolvere tutto nell’istante e ad essere persuasi che certi traguardi, stili di vita, esempi di successo e di benessere siano a portata di mano.

Alle donne basta sposare un miliardario, gli uomini possono tentare con il calcio. Per tutti poi sono aperte le porte del Grande Fratello, è pronto un trono, un’isola nei Caraibi ed un tavolo su cui ballare.

Io ne aspetto soltanto uno…


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