Campodimele (LT) il paese della longevità

Campodimele  (LT)  il paese della  longevità
Tra l'indifferenza dell' Amministrazione Comunale, in assenza di controlli, In località Sterza Piana Lenola (LT) ai confini del Parco Naturale dei Monti Aurunci , a meno di trecento metri dalle abitazioni private, i cittadini, tutti i giorni, assistono a questo scempio che rende l'aria irrespirabile con inevitabili conseguenze sulla salute pubblica grazie a questo impianto allocato nel confinante comune di Campodimele

mercoledì 13 ottobre 2010

Un Giovanissimo alla Guida di IDV Lazio




Vincenzo Maruccio, attuale Capogruppo dell’Italia dei Valori in consiglio regionale, è il nuovo coordinatore regionale del partito. Avvocato, nato il 18 agosto 1978 a Vibo Valentia, ma residente a Roma dai tempi dell’università, Maruccio succede al Sen. Stefano Pedica.

Già assessore regionale, prima alla Tutela dei Consumatori e successivamente ai Lavori Pubblici nell’ultima parte della scorsa legislatura, Maruccio è stato il primo degli eletti nell’Italia dei Valori alle scorse regionali, con oltre 8mila preferenze. Con i suoi 32 anni Maruccio è il più giovane tra i coordinatori regionali dei grandi partiti rappresentati in Parlamento. Proprio ai giovani Maruccio ha dedicato il passaggio finale del suo discorso di insediamento.

"E’ un paese che non scommette sulle energie, sulle idee, sulle passioni, sulla vitalità e sulla curiosità dei ragazzi - ha dichiarato Maruccio - vengono rinchiusi in un recinto e non si offre loro la possibilità di creare, di mettersi in proprio, di studiare, di alimentare le curiosità e gli interessi, di scommettere sul proprio futuro. Stanno rubando a chi ha vent’anni il diritto e la speranza di essere felice. Li hanno fatti retrocedere e li stanno trasformando in cittadini di serie B.

" Per questo - ha concluso Maruccio - partiamo da subito, con una proposta di legge di iniziativa popolare regionale per istituire un Bonus della durata di un anno per tutti i ragazzi con meno di trent’anni per studiare, per aprire un’impresa e scommettere sulle proprie idee. E’ un bonus con una dotazione finanziaria regionale di dieci milioni di euro l’anno."

A Vincenzo, nell'augurargli buon lavoro, i nostri complimenti

martedì 12 ottobre 2010

LA GIUSTIZIA SECONDO PDL E LEGA NORD




Dopo aver negato l’uso delle intercettazioni telefoniche dell’ex sottosegretario Nicola Cosentino nel processo in cui è accusato di concorso esterno in associazione camorristica, il Parlamento ha graziato gli ex imputati di tangentopoli Francesco De Lorenzo, Giulio Di Donato e Ugo Grippo. Ai tre la Corte dei Conti chiedeva diciassette milioni per danni patrimoniali e non, per lo scandalo delle tangenti del metrò di Napoli. Ma col voto di Lega Nord e Pdl, è stato deciso che non sono giudicabili. Anche Silvio Berlusconi se l’è cavata.

Era stato denunciato da Antonio Di Pietro per aver detto a Porta a Porta che la laurea dell’ex pm e falsa e dal Gruppo l’Espresso per aver invitato gli industriali a non comprare pubblicità sulla stampa “pessimista”, ma la camera ha decretato che le sue parole sono insindacabili.

E’ andata male solo a Pier Felice Zazzera dell’Idv. Aveva accusato il sottosegretario Alfredo Mantovano di essersi intromesso nelle indagini sull’omicidio del consigliere provinciale leccese Giuseppe Basile, un anno fa: ANCHE Pdl e Lega hanno votato insieme alla minoranza per mandarlo davanti ai giudici.

(r. bian.) dal Venerdì di Repubblica 8 .10.2010

Praticamente mentre IdV vota l’autorizzazione a procedere per i suoi parlamentari SEMPRE A PRESCINDERE , il PDL e la Lega, nella stessa giornata salvano Cosentino, Di Donato e De Lorenzo per reati di tutt’altro peso, mandano Pier Felice Zazzera di IDV davanti ai giudici per calunnia e sempre per calunnia proteggono Berlusconi. Che schifezza………….write26






giovedì 7 ottobre 2010

INPS OSCURA I DATI SULLA PENSIONE DEI PRECARI. “altrimenti si incazzano”




Al precario non far sapere, altrimenti nel suo piccolo si “incazza di brutto”. Ci hanno pensato sopra a lungo all’Inps e alla fine hanno scelto di “oscurare” il dato. Una censura per motivi di ordine pubblico come ha spiegato il presidente Antonio Mastrapasqua: “Se dovessimo dare la simulazione della pensione ai parasubordinati rischieremmo un sommovimento sociale”. La “simulazione” di cosa? Di quanto un “parasubordinato”, cioè un lavoratore precario prenderà di pensione tra qualche decennio dopo aver versato per una vita i relativi contributi. Il risultato sarebbe invariabilmente una pensione inferiore al minimo, roba da poche centinaia di euro al mese. Quindi meglio “oscurare”.
Oscurare dove? Ma sul sito dell’Inps ovviamente. E anche nei quattro milioni di lettere che lo stesso Inps sta per inviare a domicilio agli altrettanti precari italiani che versano contributi previdenziali. L’Inps nelle settimane scorse ha scritto anche ai lavoratori a tempo indeterminato. Una lettera in cui si spiega come fare per apprendere dal web quanto hanno versato e quanto incasseranno come pensione. La lettera che arriva ai precari è invece una lettera “muta”, non rimanda ad alcuna consultazione possibile. Il precario non può sapere perché, per ammissione dello stesso Inps, è meglio che non sappia. Quindi al precario si dice quanto paga ma si nasconde quanto “rendono” i suoi contributi. Precario dunque neanche avvisato, visto che in nessun caso, conti alla mano, può essere salvato.

Fonte: http://www.laltranotizia.net/2010/10/inps-oscura-i-dati-sulla-pensione-dei.html?utm_source=feedburner&utm_medium=email&utm_campaign=Feed%3A+laltranotizia+%28L%27Altra+Notizia%29




mercoledì 6 ottobre 2010

UN SENTITO GRAZIE A CHI ALLE ULTIME REGIONALI HA VOTATO BERLUSCONI, FAZZONE, POLVERINI




Ho letto ieri sul Fatto Quotidiano una notizia che mi fa imbestialire: la presidente della regione Lazio Renata Polverini ha deciso di chiudere 24 ospedali pubblici, tagliandone quindi i 2800 posti letto. Si dice sempre che la Sanità dev'essere riformata, eppure la Polverini nel Lazio la sta distruggendo! A vantaggio di chi opera questa mannaia? Ma ovviamente degli ospedali privati: quelli cui accedono solo i ricchi e sono gestiti prevalentemente dalla Chiesa! Un esempio di questi beneficiari privati?

Il Campus Biomedico di Trigoria, che è di proprietà dell'Opus Dei. Grazie agli aiuti della Polverini questa, che è una clinica privata già ricca perché in mano alla Chiesa, potrà aumentare i propri posti letto.

Chi si può concedere il lusso di pagarsi una clinica privata, per definizione cara come il fuoco? I ricchi, ovviamente! Mentre invece i poveracci, le persone normali, quelli per cui un politico come la Polverini dovrebbe lavorare, avranno meno possibilità di alloggiamenti e di cure... Ma in fondo che importa! La Destra sostiene Chiesa e ceto borghese medio alto, mica la gente comune! Un film già visto,no?

Un'altra clinica privata che godrà dei soldi tolti alle strutture sanitarie pubbliche è il Policlinico Casilino, che potrà aumentare anch'esso il numero dei posti letto grazie ai finaziamenti della regione Lazio. Guarda caso il proprietario di questa struttura carissima è il giornalista e senatore del PDL Giuseppe Ciarrapico.

Stessa fortunata sorte per il Policlinico Universitario, gestito dal rettore de La Sapienza Luigi Frati: pioggia di soldi in arrivo.

La Polverini si è infuriata quando le è stato chiesto il perché di questo scempio classista, e si è difesa dicendo che 22 di quelle strutture pubbliche diventeranno Polimabulatori. Ma questo significa declassarli! Non sono più ospedali! E tutto il personale che lavorava in queste strutture e che ora risulterà in eccesso? A casa! Nelle cliniche private il nepotismo e gli incozzi sono la regola prima, ancora di più che nelle cliniche gestite dalle regioni... allora dove finirà tutta questa gente?

Le è stato fatto osservare che con questo scempio nel nord del Lazio rimane desertificato il servizio sanitario, ma la Polverini va avanti lo stesso.

Forse la cosa più grave è che le strutture così depauperate non avranno più un servizio essenziale per la salute dei cittadini: quello di Pronto Soccorso!

Non ci è voluto molto per fare i conti esatti di questa perdita di posti letto (è bastato andare a contare nelle strutture interessate), ecco i dati: 2865 in tutto! Quasi 800 per i malati più gravi (dove andranno?), più di 1500 per i malati in riabilitazione, le restanti centinaia per i malati in lunga degenza.

Questa pioggia di dati ha avuto una risposta precisa: la Polverini ha presentato denuncia alla Procura della Repubblica per diffusione di dati falsi, ben guardandosi di fornire LEI i dati necessari ad una smentita, chissà perché...

Io mi chiedo allora: ma la politica non è un servizio? Il presidente di una regione (piccola o grande - come il Lazio - che sia) non dovrebbe avere a cuore la salute dei cittadini corregionali? Perché chiudere e distruggere le cliniche pubbliche e girare i soldi a quelle private, già ricche in quanto di proprietà della Chiesa o di ricchissimi imprenditori e politici e difficilmente accessibili (causa i prezzi che praticano) alla stragrande maggioranza dei cittadini?

Sembra proprio la stessa cosa che ha fatto la Gelmini alla Scuola...

Fonte: http://skywalkerboh.blogspot.com/2010/10/la-polverini-chiude-24-ospedali.html





lunedì 4 ottobre 2010

NON ISOLATE LA FIOM



Pietro Ingrao invita tutte e tutti a partecipare alla manifestazione del 16 ottobre 2010 promossa dalla Fiom e spiega perchè è importante essere insieme a lottare per difendere diritti conquistati con decenni di lotte.

In Italia abbiamo i Lavoratori meno pagati e i Manager più “ingordi” d’Europa, primo tra tutti Marchionne. Nel mondo occidentale siamo al primo posto per gli incidenti sul lavoro, oltre a ridurre i salari vogliono toglierci anche la dignità, la FIOM si sta battendo per il mantenimento di quest’ultima, contro il precariato e contro chi vorrebbe disdire i contenuti dei contratti nazionali, lo sta facendo da sola, nell’indifferenza dei partiti del centro sinistra e delle Confederazioni Sindacali CGIL compresa, non isoliamola, partecipiamo alla manifestazione del 16 Ottobre. write26

venerdì 1 ottobre 2010

LA RUSSA AD ANNOZERO IERI HA DICHIARATO CHE BERLUSCONI NON HA SOCIETA' OFF SHORE: NOI INVECE VI PROPONIAMO LA LISTA COMPLETA




E' giunta l'ora, infatti, che gli italiani sappiano che l'impero societario e finanziario del Gruppo FININVEST, di cui Silvio BERLUSCONI è azionista di maggioranza (l'azionista di minoranza, con circa il 47% del capitale sociale, è OCCULTO, come di seguito spiegato), si basa fin dalle origini (primi anni '80) su una miriade di società estere OFF-SHORE, di cui numerose risultano iscritte nei bilanci annuali - in particolare nei bilanci consolidati del Gruppo; altrettante società estere non risultano neppure iscritte in bilancio (già questo fatto integra il delitto di "falso in bilancio" - "false comunicazioni" ex art.2621 n.1 codice civile) e fanno parte del c.d. COMPARTO RISERVATO del Gruppo, costituite con il preciso scopo di compiere operazioni finanziarie, bancarie e commerciali illecite (come ampiamente dimostrato nel processo "All Iberian"). Peraltro anche le società Off-Shore "consolidate" hanno amplissime possibilità di compiere operazioni illecite, sia commerciali che bancarie, come si dirà in seguito.

Sono considerati Off - Shore o Paradisi finanziari tutti quei Paesi o località che offrono ai non residenti (società e persone fisiche) una ipertutela giuridica e/o di fatto sia sotto l'aspetto fiscale (tassazione e obblighi societari minimi, anonimato, ecc.) sia sotto l'aspetto bancario (anonimato o cifratura dei conti). Tale impenetrabilità si manifesta, in particolare, nei confronti delle indagini amministrative o penali provenienti da altri Stati. Spesso i Paradisi finanziari aderiscono anche ai trattati internazionali che riguardano la lotta all'evasione fiscale, al riciclaggio del denaro sporco o alla criminalità organizzata, ma quasi sempre si tratta di un'adesione puramente formale (di facciata), perchè concretamente non offrono alcuna collaborazione agli Stati che richiedono informazioni, adducendo la non conoscenza delle persone o società che stanno dietro l'intermediario (avvocato, consulente, ecc.) che apre la società o il conto bancario (situazione, questa, che può anche corrispondere alla realtà, dato che la loro normativa, volutamente lacunosa, consente largamente il ricorso all'anonimato).

Ma quali sono i Paesi e le località OFF-SHORE ?

Il Ministero delle Finanze ha emanato al riguardo due decreti che individuano gli "Stati e territori a regime fiscale privilegiato", ossia i PARADISI FISCALI:

- D.M. 24.4.1992, "Black List" per le società, comprendente n.46 Stati, tra i quali Malta, Isole Vergini Britanniche, Antille Olandesi, Svizzera, Hong Kong, Liechtenstein, Panama, Uruguay e Portorico, dove, considerando gli anni dal '90 in poi, avevano o hanno tuttora sede numerose società della FININVEST, come risulta dai relativi bilanci consolidati;

- D.M. 4.5.1999, "Black List" per le persone fisiche, comprendente n.59 Stati, tra cui gli otto Paesi già indicati dell'elenco del '92 sopra menzionati (escluso Portorico), e Gibilterra.

Esistono poi studi e pubblicazioni, anche recenti, di vari organismi internazionali (tra cui l'OCSE ed il GAFI) che hanno elencato i principali Paradisi fiscali e bancari (che sono quelli comunemente noti).

Comunque, queste elencazioni ufficiali sono, in realtà, minimali, nel senso che, per evidenti motivi politici e diplomatici, spesso non sono indicati importanti Stati, che sono anche notissimi Centri Off - Shore (Paradisi fiscali e bancari).

Per avere un'idea più precisa di quali sono i Paesi Off-shore basta ricercare su INTERNET i siti dalle agenzie e società di intermediazione finanziaria specializzate nella costituzione di società e depositi bancari off-shore (es. www.padisifiscali.com - in italiano - ma ce ne sono molti altri in inglese). Queste agenzie indicano sempre anche altri Stati dove il Gruppo FININVEST ha insediato, ed ha tuttora, importanti società: Lussemburgo, Delaware (R.T.I. U.S.A. Inc.), Inghilterra - ed in particolare Londra (dove avevano ed hanno sede numerose società) - Irlanda (Medusa Film International Ltd. e Mediaset Ireland Ltd.).

In Lussemburgo - notissimo ed importante paradiso bancario e fiscale - hanno sede, tra le altre, le società capogruppo del settore estero: la Trefinance S.A. e la Societé Financiere Int. d'Investissement S.A., entrambe con un capitale sociale di 100 Miliardi di lire (fino al 1993/94 c'era la Silvio Berlusconi Finanziaria S.A., sempre con capitale di 100 Miliardi di lire).

E' noto anche che Londra (ove nel 1993 avevano sede ben 10 società del Gruppo) funge da base di appoggio, tramite noti studi legali (es. studio Carnelutti-Mills), per l'apertura di società e conti bancari nelle varie colonie britanniche, molto note sotto l'aspetto della tutela da indagini fiscali e bancarie: Isole del Canale - Guernsey e Jersey e Sark - Isola di Man e le varie isole delle Piccole Antille Caraibiche: Isole Vergini Britanniche (B.V.I.), Cayman, Saint Kitts e Nevis, Saint Lucia, Saint Vincent e Grenadine, Turks e Caicos - tutte località considerate PARADISI FISCALI dai citati Decreti Ministeriali ed ove vige un regime fiscale e bancario uguale o molto simile all'Inghilterra.

Inoltre nella stessa capitale inglese hanno sede numerose società dedite principalmente all'emissione di fatture false (c.d. società cartiere), come accertato dalla Procura di Milano in altri procedimenti penali riguardanti la creazione di fondi neri da parte di altri Gruppi industriali italiani.

Il Delaware (U.S.A.), ove ha sede la R.T.I. U.S.A. Inc., consente di costituire una società ed aprire i relativi conti bancari senza richiedere l'identificazione certa dei soci fondatori e degli amministratori. E gli esempi potrebbero moltiplicarsi.

Facciamo ora qualche conto prendendo in esame i bilanci consolidati della FININVEST Spa ed in particolare l'elenco delle società controllate (che è un apposito prospetto della nota integrativa), limitandoci soltanto alle società estere (e senza considerare quelle controllate non consolidate, che ovviamente non sono iscritte in bilancio, già emerse nel processo All Iberian):

- Nel 1991 su 90 società estere, n.55 risultano società ubicate in centri Off - Shore (il 61%).

Delle 90 complessive, n.58 società, quasi tutte con sede in Paesi off-shore (Panama, Londra, Antille Olandesi, Vaduz, British Virgin Island, Lussemburgo, Svizzera, Hong Kong, Olanda, Austria e vari Paesi dell'America Latina), non figurano più nel 1993 (soltanto 4 di esse sono riportate anche nel 1992). Delle 58 società "scomparse" (verosimilmente tutte società "cartiere") ben 38 operavano nel settore dell'editoria (nel 1992 non figura alcuna società in questo settore, mentre nel 1993 c'è soltanto una società, la Encadreus Service Nederland B.V., con sede in Olanda);

Nel settore della distribuzione figura, soltanto nel 1991, la STANDA Ltd. con sede ad Hong Kong, noto paradiso fiscale anche secondo i Decreti Min. Finanze 24.4.92 e 4.5.99.

- Nel 1992 su 44 società estere, n.32 avevano sede in centri Off-Shore (il 73%);

- Nel 1993 (anno precedente alla "discesa in campo") sono riportate complessivamente n.48 società estere. Di queste n.13 hanno sede in località ufficialmente (vedi D.M. suddetti) considerati off-shore (6 a Malta, 3 nelle B.V.I., 2 nelle Antille Olandesi, 1 in Svizzera e 1 a Gibilterra) ed altre n.18 hanno sede in Stati e località considerati paradisi finanziari (fiscali e bancari) dalle società specializzate in intermediazione finanziaria (10 a Londra, 5 in Lussemburgo, 2 in Olanda e 1 nel Delaware). Quindi nel 1993 ben 31 società estere su 48 (il 65%) avevano sede in centri off-shore.

Quasi tutte le società assunte nel bilancio consolidato del 1993 figurano anche nei due anni precedenti.

Da un esame globale dei bilanci consolidati della FININVEST per gli anni 1991, 1992 e 1993, si può osservare che:

Sulle n.108 società estere complessivamente riportate nel triennio, ben 22, corrispondente al 20%, avevano sede in Paesi/località ufficialmente considerati OFF-SHORE dal Ministero delle Finanze (Decreti Min. 24.4.1992 e 4.5.1999) :

* Nr. 6 a MALTA : LION COMMUNICATIONS LTD, NEWS & SPORT TIME LTD, PENTA INTERNATIONAL LTD, S.B. COMMUNICATIONS LTD., SCANMORE LTD, EUROPA AGENCY LTD.

* Nr. 4 nelle ISOLE VERGINI BRITANNICHE : PRINCIPAL COMMUNICATIONS LTD., SPORT IMAGE INTERNATIONAL LTD., BULL LTD., PRINCIPAL FINANCE LTD.

* Nr. 4 nelle ANTILLE OLANDESI : PENTA ENTERTAINMENT LTD, RETEUROPA N.V., RETEUROPA INTERNATIONAL N.V., PRISCO INTERNAZIONAL N.V.

* Nr. 2 in SVIZZERA : DINASTER AG, FININVEST SERVICE S.A.

* Nr. 1 ad HONG KONG: STANDA LTD.

* Nr. 1 a PANAMA : O.M.C. CORP LTD.

* Nr. 1 in URUGUAY : GRIJALBO EDITOR S.A.

* Nr. 1 in LIECHTENSTEIN : EUROPA VERLAG AG

* Nr. 1 a PORTORICO (solo nel D.M. del '92) : GRIJALBO DE PUERTO RICO INC.

* Nr. 1 a GIBILTERRA (solo nel D.M. del '99) : EUROLOTERIE GIBRALTAR LTD.
* ( I primi otto Stati sono indicati in entrambi i Decreti )

Tenendo conto degli altri Paesi indicati come OFF - SHORE dalle Agenzie di intermediazione finanziaria, nazionali e straniere, (rilevabili tramite INTERNET) - tra cui Londra, Lussemburgo, Olanda, Delaware, Austria e vari Stati dell'America Latina - il numero complessivo delle società OFF - SHORE assunte nei bilanci consolidati del Gruppo FININVEST supera ampiamente il 50%, rispetto al totale delle società estere : 60 / 108, pari al 55%.

A queste devono poi aggiungersi numerose altre società estere del Gruppo - non consolidate in bilancio -, anch'esse ubicate in centri OFF- SHORE, il cui numero complessivo non è determinato ma certamente consistente, come ampiamente dimostrato dal processo ALL-IBERIAN (procedimento penale nr.9811/93 della Procura della Repubblica di Milano, P.M. Dott. Francesco Greco), dai cui atti risultano individuate ben 45 società OFF-SHORE "NERE" e 14 conti bancari OFF-SHORE "NERI", gestiti dal Gruppo FININVEST. Da sottolineare che in quel processo si trattava quasi esclusivamente di società e conti ubicati in Svizzera. Quindi si può immaginare quante altre società e conti neri/riservati FININVEST c'erano o esistono tuttora negli altri Paesi Off-Shore.

Sulla provenienza di questi soldi si potrebbero fare molte ipotesi, che sono tutte molto lontane dalla liceità e dalla fisiologia dell'attività d'impresa (frode fiscale, riciclaggio, fondi neri). E', infatti, assolutamente inverosimile - ed anche fuori dalla realtà economica e finanziaria - ipotizzare che un Gruppo imprenditoriale costituisca e gestisca società e conti bancari off - shore per compiere attività classificabili regolari o lecite.

Questi dati danno un quadro preciso e molto significativo delle modalità operative - tutt'altro che trasparenti e lecite - con le quali si è mossa la FININVEST, in particolare nei primi anni '90, periodo determinante per lo sviluppo del Gruppo, basti vedere come sono aumentati il capitale sociale, il volume d'affari e gli utili delle principali società del Gruppo.

Tornando alle singole annualità si rileva che:

- Nel 1996, n. 14 società sulle 25 complessive assunte nel bilancio consolidato (il 56%) avevano sede in Paesi Off - Shore.

- Nel 1998 sono riportate nel bilancio consolidato del Gruppo FININVEST nr.13 società estere complessivamente (un numero basso rispetto agli anni precedenti, forse dovuto ad un aumento delle società extrabilancio, in "nero"). Di esse ben n.9 società hanno sede in Paesi off-shore (il 69% ).

Anche MEDIASET Spa non è da meno: n.5 società OFF-SHORE su un totale di n.8 società estere consolidate (62%).

I possibili motivi per i quali il Gruppo FININVEST ha costituito questa miriade di società in Paesi e località denominati OFF - SHORE (che sono - è bene tener presente - PARADISI sia FISCALI che BANCARI) sono così riassumibili :

- elusione fiscale, ipotesi che, considerata da sola, appare scarsamente credibile alla luce dei comportamenti costantemente dissimulatori tenuti dalla FININVEST sulla provenienza dei soldi.

- creazione di "fondi neri" mediante fatturazioni per operazioni inesistenti (in tutto o in parte) con società estere localizzate nei Paesi off - shore. Ciò avviene, in genere, mediante iscrizione di costi inesistenti (importazioni fittizie di beni o servizi) o gonfiati (soprafatturazioni all'importazione) e conseguente creazione all'estero di disponibilità finanziarie occulte. Ossia l'importazione viene documentata per giustificare l'uscita valutaria, ma in realtà non esiste affatto (manca il bene, l'oggetto dell'acquistato) o, se esiste, è notevolmente soprafatturata; sistema analogo è il pagamento di consulenze fittizie (sistema molto usato dalla Principal Finance e dalla SIIL, secondo gli atti del processo ALL IBERIAN);

Con le esportazione fittizie o sottofatturate, invece, si può richiedere l'accredito della somma eccedente (che corrisponde ai beni e servizi venduti "in nero") direttamente sul conto bancario off - shore ovvero far entrare i capitali Off-Shore nel territorio nazionale;

- frode fiscale e conseguente occultamento di utili (tramite le predette operazioni fittizie);

- riciclaggio di capitali di provenienza "sconosciuta". Basti pensare ai miliardi in contanti versati per la costituzione della FININVEST ed ai successivi aumenti di capitale (vedasi articolo su L'ESPRESSO del 3 agosto 2000). Sotto questo aspetto tutte le vendite di beni e servizi, anche se reali e documentate in modo veritiero, verso società Off-Shore (appartenenti o meno al Gruppo FININVEST) sono fortemente sospette perchè consentono, comunque, l'introduzione sul territorio nazionale di capitali Off-Shore. E' infatti universalmente noto ed acclarato che la criminalità organizzata nazionale ed internazionale fa un amplissimo ricorso ai centri off - shore, proprio per riciclare il denaro sporco.

Si consideri, altresì, che il riciclaggio di denaro sporco può avvenire anche tramite transazioni perfettamente regolari: es. la società nazionale A vende realmente X beni o servizi alla società off-shore B (appartenente o meno al Gruppo), la quale invece di pagare con soldi suoi, paga con quelli della mafia (nell'ambito di un Paese Off - Shore una passaggio di soldi di questo tipo - da una società ad un'altra - sarebbe assolutamente non conoscibile, nè accertabile, anche volendo, dalle locali autorità).

E' evidente che i fondi neri una volta creati vanno opportunamente occultati in depositi bancari inaccessibili. Infatti le società estere del GRUPPO FININVEST, in particolare quelle extra bilancio, hanno acceso uno o più depositi bancari "riservati", localizzati nei paradisi fiscali ove ha sede la società, o, meglio, presso lo studio di consulenza estero che segue le vicende societarie. E' chiaro che tutte le disponibilità delle società Off Shore sono fuori bilancio e quindi occultate nel bilancio FININVEST (anche questo è un ulteriore falso in bilancio).

Ma qui si pone un problema di trasparenza che, a dir poco, è enorme per un imprenditore che non solo si dedica alla politica ma addirittura aspira a diventare Capo del Governo: sui conti bancari off - shore affluiscono:

- i fondi neri e gli utili occultati dal Gruppo. Fin qui si tratterebbe "soltanto" di evasione e frode fiscale, che è pur sempre un delitto sia in quanto basato sull'utilizzo di documenti falsi (sotto l'aspetto del contenuto, ossia della rispondenza alla realtà) e sia per la rilevanza degli importi (si tratta di centinaia di miliardi di lire). Già questo implica la falsità dei bilanci delle società nazionali del Gruppo che intrattengono rapporti fittizi (in tutto o in parte) con le società Off-Shore, consolidate o meno, appartenenti o meno al Gruppo FININVEST. Senza considerare, poi, che questi fondi neri vengono utilizzati per scopi tutt'altro che leciti ( finanziamento illecito ai partiti - vedasi processo ALL IBERIAN -, corruzione, scalate occulte a società estere e nazionali, ecc.) ;



- "denaro di provenienza sconosciuta" e, in particolare, quello della criminalità organizzata, che viene immesso in questo modo nel circuito finanziario internazionale "legale" e che, sempre mediante operazioni commerciali e finanziarie (fittizie o veritiere che siano), viene reintrodotto in Italia.

In termini più espliciti i depositi bancari off - shore vengono utilizzati dalla criminalità organizzata per il riciclaggio del denaro sporco (derivante dal traffico di droga, sfruttamento della prostituzione, gioco d'azzardo, attività imprenditoriali gestite dalla mafia, ecc.) ed è universalmente noto ed anche dimostrato da molte indagini giudiziarie (anche internazionali) che i conti bancari Off - Shore vengono utilizzati a fini di riciclaggio dalla criminalità organizzata.

Gli unici conti off-shore immuni da questa prassi mondiale sarebbero quelli della FININVEST ? Tutti gli indizi portano, invece, a ritenere il comportamento tenuto dalle società FININVEST sia stato negli anni tutt'altro che lecito e trasparente. E' infatti molto difficile, se non inverosimile, ipotizzare che la FININVEST abbia gestito questa miriade di società off - shore soltanto per scopo fiscali elusivi, ossia per pagare meno tasse.



Da dove vengono le decine di miliardi in contanti con cui è stata costituita la FININVEST e poi versati per i successivi aumenti di capitali (vedere articolo de L'ESPRESSO del 3 agosto) ?



Come mai BERLUSCONI ci tiene così tanto a nascondere la provenienza del denaro che entra nelle casse e nei conti bancari della FININIVEST attuando ogni volta decine di passaggi bancari, facendo perenne uso di società "fantasma" o "cicala" - anche nazionali - intestate a prestanomi (ma il problema riguarda allo stesso modo le altre società del Guppo ai vertici dei vari settori, il cui capitale sociale supera sempre i 50 o i 100 miliardi li lire) ?

Sic stantibus rebus, è possibile anche solo ipotizzare che i rapporti con le società Off-Shore, consolidate o meno ed anche esterne al Gruppo, siano tutti improntati ad onesti principi di correttezza e regolarità?

Non sarà il caso, invece, di prendere in seria considerazione l'ipotesi che il Sig. BERLUSCONI ha creato questa miriade di società Off-Shore per FRODARE (e non per eludere) il fisco mediante centinaia (o migliaia) di operazioni commerciali e finanziarie fittizie (in tutto o in parte), falsificando quindi tutti i bilanci delle rispettive società nazionali, nonchè per introdurre in Italia centinaia di miliardi di provenienza Off-Shore ?

Ma fate molta attenzione a cosa dice sulle società Off-Shore il Prof. Giulio TREMONTI, Deputato di FORZA ITALIA ed ex Ministro delle Finanze del Governo BERLUSCONI, nonchè titolare di un avviatissimo studio di consulenza fiscale (quindi un addetto ai lavori di altissimo livello): ""Ormai i paradisi fiscali intesi come centri Off-Shore interessano solo la malavita ed il riciclaggio di denaro sporco..."" (Corriere della Sera del 9 agosto 2000).

Forse TREMONTI si è dimenticato che il suo capo politico è proprietario di un Gruppo finanziario che, oltre ad essere uno dei maggiori a livello nazionale, possiede un numero di società Off-Shore talmente elevato, che non ha uguali in Italia e forse nel mondo.

Sulle origini (molto sospette) della FININVEST (società a scatole cinesi, uso spregiudicato di prestanome) e sugli aumenti di capitale miliardari in contanti, si rimanda al recente articolo comparso su L'ESPRESSO (del 3 agosto 2000), che riporta una perizia effettuata dai funzionari della Banca d'Italia. Su tale questione Il Sig. BERLUSCONI si è ben guardato da fornire il minimo chiarimento: la miglior difesa è il silenzio, soprattutto quando i fatti sono talmente chiari che parlano da soli. E' molto grave, però, che nessun politico e nessun esponente delle Istituzione abbia sentito il dovere di chiedere a BERLUSCONI, considerato il suo attuale ruolo politico e che addirittura aspira a diventare Presidente del Consiglio, di chiarire in modo assolutamente dettagliato e trasparente l'origine di questi soldi.

E' un fatto che il capitale sociale della FININVEST è ripartito tra 22 HOLDINGS (da Italia prima a Italia veniduesima) e che quasi la metà del capitale sociale della FININVEST è posseduto da una società finanziaria - la SERVIZIO ITALIA SOCIETÀ FIDUCIARIA E DI SERVIZI S.P.A. - e, pertanto, da un socio sconosciuto (occulto) che il Sig. BERLUSCONI intende mantenere segreto (ogni commento sulla trasparenza di tali compartementi e sulla provenienza di questi soldi è chiaramente superfluo).

Ma questa situazione, che definire abnorme è quasi risibile, non può continuare. E' il momento, prima che sia troppo tardi, che gli italiani sappiano chi è il Sig. BERLUSCONI: certamente il più grande evasore fiscale che sia mai comparso sul territorio nazionale, ma anche, molto verosimilmente, uno dei maggiori riciclatori di denaro sporco della criminalità organizzata.

IL CONFLITTO DI INTERESSI

Il noto spot di BERLUSCONI "meno tasse per tutti", che in questi giorni sta comparendo sui manifesti di tutta Italia, che di per sè potrebbe essere un progetto politico (anche se chiaramente demagogico) detto da lui diventa immediatamente un conflitto di interessi, dato che possiede circa 400 società e quindi gli fa molto comodo pagare meno tasse. Lo stesso dicasi per l'abrogazione dell'imposta sulle successioni e donazioni (dato che sta passando il timone del Gruppo FININVEST ai due figli), e per tutti i settori economici e finanziari nei quali sono interessate le società del Gruppo FININVEST:

- assicurazioni e intermediazione finanziaria (Mediolanum Spa - C.F. 11667420159),

- cinema e spettacolo (Medusa Film Spa - C.F. 03723360156),

- televisivo (Mediaset Spa - C.F. 09032310154),

- editoria (Arnoldo Mondadori Editore Spa - C.F. 07012130584),

- grande distribuzione (Euridea Spa - C.F. 00739960151, ex Standa),

- sport (Milan A.C. Spa - C.F. 01073200154),

- edilizia (Arcus Immobiliare Spa Già Edilnord Spa C.F.04426190155 - Edilnord 2000 Spa C.F.12631240152),

- pubblicità (Pagine Italia Spa - C.F. 11006380155, Publitalia '80 Spa - C.F. 04529390157)

Tutte le società capogruppo dei vari settori controllano a loro volta altre società (come si può rilevare dai rispettivi bilanci consolidati), diverse delle quali hanno sede in centri Off - Shore. Ciò significa che numerose società off - shore della FININVEST non risultano nei bilanci consolidati di quest'ultima ma soltanto nei bilanci consolidati delle varie società capo-settore. Ad esempio:

EURIDEA Spa controlla le seguenti società estere (bilancio consolidato al 31.12.98), di cui le prime tre con sede in Paesi Off-Shore:

Euridea International B.V., società finanziaria con sede ad Amsterdam, Euridea Luxemburg S.A., società finanziaria con sede in Lussemburgo, Euridea Ltd., società di servizi con sede ad Hong Kong (ex Standa Ltd.), Euridea USA Inc., società di servizi con sede a San Francisco,

La MEDUSA FILM Spa controlla soltanto una società estera (secondo i dati del bilancio consolidato al 31.12.99): la Medusa Film International Ltd., con sede a Dublino (nota località Off-Shore).

La MEDIOLANUM Spa, secondo i dati del bilancio consolidato al 31.12.99, ha partecipazioni di controllo in quattro società estere, tutte con sede a Dublino:

. Mediolanum Asset Management Ltd.,

. Mediolanum International Funds Ltd.,

. Vicenza Life Ltd.,

. Vicenza Funds Ltd.,

Inoltre ha una quota di partecipazione (14%) nella Europa Invest S.A. con sede in Lussemburgo.



BERLUSCONI ha detto più volte (da ultimo "la Repubblica" del 20 sett. 2000) che se diventerà Capo del Governo si asterrà in occasione di decisioni che coinvolgano gli interessi del Gruppo FININVEST. Anche se così fosse, certamente sembra difficile ipotizzare che i suoi Ministri possano prendere decisioni che danneggino il loro Capo. Paradossalmente BERLUSCONI dovrebbe astenersi in tutti i settori nei quali ha dimostrato (a suo dire) una grande competenza (in realtà una grande astuzia), mentre si dovrebbe pronunciare in tutti gli altri settori della vita sociale, nei quali, invece, ha dimostrato una incompetenza ed un tasso di demagogia francamente preoccupanti oppure una totale ignoranza o indifferenza (es. clonazione, biotecnologie, aborto).

In una recente battuta televisiva di grande effetto BERLUSCONI, in polemica con RUTELLI, ha detto che "un uomo non è soltanto quello che dice ma anche quello che fa e che ha fatto, ossia la sua storia". Una frase molto seducente che allude alla sua bravura nel creare la FININVEST, un grande Gruppo economico - finanziario; peccato che questo Grande Gruppo è nato ed è cresciuto grazie ad una miriade di società Off - Shore e a miliardi di lire di provenienza "sconosciuta" (ma su questo, ovviamente, il Sig. BERLUSCONI si guarda bene dal dire qualcosa).



Infine, è appena il caso di ricordare che nel codice civile ci sono molte norme riguardanti il conflitto di interessi che dicono chiaramente (come del resto suggerirebbe anche un po' di buon senso) che un personaggio nella posizione di BERLUSCONI tutto potrebbe fare meno che il Capo del Governo (ma neanche il deputato):

- conflitto di interessi tra amministratore e società artt. 2391, 2373 e 2631;

- conflitto di interessi tra rappresentante e rappresentato artt.1394 e 1395.

A tali norme bisogna aggiungere quella sui motivi di ineleggibilità per i titolari di concessioni pubbliche che (incredibilmente) non è stata mai applicata al Sig. BERLUSCONI.

Inoltre, occorre sottolineare che il conflitto di interessi non è risolvibile con strumenti normativi. Sia il Blind Trust che la vendita o la donazione delle azioni e del patrimonio (la cui detassazione totale, non a caso, sta tanto a cuore a BERLUSCONI) ad amici, figli o prestanome sarebbero soluzioni del tutto illusorie (ed anche ridicole). Le uniche soluzioni realmente efficaci sarebbero la vendita totale a soggetti del tutto estranei a BERLUSCONI oppure la ineleggibilità assoluta (che già esisterebbe) accompagnata dal divieto di assumere cariche istituzionali.

LA QUESTIONE ISTITUZIONALE

C'è da chiedersi, poi, come mai il Ministero delle Finanze e la Guardia di Finanza non controllano le società nazionali (non solo la FININVEST ma anche gli altri grandi Gruppi industriali ) che intrattengono rapporti commerciali e finanziari con società ubicate nei Paesi Off - Shore, perlomeno quelli considerati tali dallo stesso Ministero delle Finanze secondo i D.M. 24.4.1992 e 4.5.1999 (la FININVEST possiede/possedeva società a Malta, Isole Vergini Britanniche, Antille Olandesi, Svizzera, Hong Kong, Gibilterra, Panama, Uruguay, Liechtenstein e Portorico), tenuto conto della nota pericolosità di tali Stati / località sotto l'aspetto fiscale e del riciclaggio di denaro sporco.

Infatti, contrariamente a quanto si dice comunemente, non è vero che tali rapporti non possono essere indagati. E' una questione complessa ma, in sintesi, ecco ciò che le competenti autorità (Min. Fin. e G. di F.) potrebbero fare:

Occorre tener presente che i Centri Off - Shore non offrono alcuna collaborazione alle indagini di polizia e della magistratura (proprio per questo vengono scelti dalle società) sia per quanto riguarda l'aspetto fiscale - commerciale sia, e soprattutto, per l'aspetto bancario. Quindi eventuali rogatorie internazionali verso questi Paesi sono tempo perso (al massimo si possono ottenere risposte formali o largamente omissive).

Le indagini e gli accertamenti possono, però, essere effettuati utilmente ed in modo compiuto sulle società nazionali che intrattengono rapporti commerciali (import-export di beni e servizi), valutari e finanziari con le società off - shore, verificando quindi, con gli opportuni riscontri documentali e bancari, la effettività e la congruità (sotto l'aspetto del valore e della quantità) di tali rapporti.

Gli unici aspetti che resterebbero sicuramente non indagabili sono i conti bancari delle società off - shore colà localizzati e le transazioni effettuate da quelle società verso altri Stati. Tutte le altre informazioni possono essere acquisite presso le società nazionali; ad esempio se si vogliono conoscere i rapporti intercorsi tra le

società estere off - shore del Gruppo MEDIASET (International Media Services Ltd. di Malta, Mediaset Investment S.a.r.l. in Lussemburgo, P.D.U. Edizioni Discografiche e Musicali S.a. di Lugano, Publieurope International Ltd. di Londra e Mediaset Ireland Ltd. Dublino, ossia 5 su 8 estere complessive nel 1998, pari al 62%) e la capogruppo MEDIASET Spa, che ha sede a Milano, via Paleocapa n.3 (sede storica del Gruppo FININVEST), basta effettuare le opportune ricerche presso quest'ultima.

Relativamente a MEDIASET, che attualmente ha un capitale di 1.180 miliardi di lire, è da notare l'aumento del capitale sociale da 30 milioni di lire ad oltre 1.264 miliardi di lire in soli 2 anni (dal marzo 1994 al marzo 1996).

Nel 1994 il Capitale sociale di MEDIASET era posseduto interamente - al 99% - dalla FININVEST S.P.A.

Per quanto riguarda la FINANZIARIA INVESTIMENTO FININVEST SPA (C.F. 03202170589), la situazione è la seguente:



Tutte le società del Gruppo, nazionali ed estere, sono controllate, direttamente o indirettamente (tramite altre società del Gruppo), dalla FININVEST S.p.a., con sede legale a Roma, largo del Nazareno n.8, e sede amministrativa a Milano, via Paleocapa n.3; il capitale sociale di 400 miliardi di Lire (400 milioni di azioni da Lire 1.000 cadauna) è posseduto da nr. 22 società Holding S.p.A. denominate "Holding Italiana prima", seconda, ecc., fino a ventidue. Una 23^ quota di 15.573.333 azioni è posseduta direttamente da Silvio BERLUSCONI.

La maggioranza assoluta delle azioni della FININVEST - il 53,2% - è intestata direttamente a Silvio BERLUSCONI.

Le restanti azioni - il 46,8% - sono possedute da una società finanziaria - schermo: la SERVIZIO ITALIA SOCIETÀ FIDUCIARIA E DI SERVIZI S.P.A., società posseduta congiuntamente dalla B.N.L. S.p.A. (che detiene il 76% del capitale sociale della S.I.S.F.) e da EFIBANCA S.p.A. (il 24%).

Le quote suddette si riferiscono al 1996, ma sia negli anni precedenti che successivi non risultano variazioni significative.

Tutte le 22 Holding Spa, costituite nei primi anni '80, hanno sede legale a Milano: in via Paleocapa 3 (sede storica del Gruppo FININVEST) fino al 1996, e successivamente a Segrate (MI), Residenza Parco 802.

Il CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE delle stesse Holdings è composto da:

- FOSCALE Luigi, nato a Milano il 09/05/1915, amministratore unico e rappresentante legale dal 1980 in poi, persona di fiducia (prestanome) di Silvio BERLUSCONI;

- BERLUSCONI Marina Elvira e BERLUSCONI Pier Silvio, figli di Silvio BERLUSCONI, con l'incarico di consiglieri dal 1996 (in qualche caso dal 1993), i quali, in tre holdings, hanno assunto anche la carica di Presidenti del C. di A..

Tale situazione sta a significare che, nonostante il fatto che il pacchetto azionario di maggioranza di numerose Holdings sia posseduto dalla FIDUCIARIA SERVIZIO ITALIA Spa, la gestione delle stesse è sempre stata, in modo esclusivo, nelle mani di Silvio BERLUSCONI. Si tratta, quindi di un classico caso di intestazione fiduciaria (di comodo), il cui scopo è proprio quello di mantenere segreto il "socio occulto" o "finanziatore occulto" del Sig. BERLUSCONI.

Ma chi è questo socio occulto della FININVEST, che possiede il 47% circa del capitale, ossia il 47% di 400 miliardi di lire ? E da dove vengono questi 188 miliardi di lire (ai quali bisognerebbe aggiungere gli altri 212 di BERLUSCONI e delle altre società FININVEST, diverse delle quali hanno un capitale sociale di circa 100 miliardi di lire) ?



ULTERIORI CONSIDERAZIONI

In conclusione (si fa per dire) occorre ribadire e sottolineare che qui il problema non è soltanto quello della frode-evasione fiscale e dei bilanci falsi (situazioni già di per sè, comunque, gravissime e di dimensioni gigantesche) ma che la FININVEST, tramite le numerosissime società estere Off - Shore (consolidate e non) e la miriade di transazioni commerciali, finanziarie e valutarie (la maggior parte delle quali fittizie) poste in essere dalle società Off - Shore con le società nazionali del Gruppo, ha fatto entrare nel territorio nazionale centinaia di miliardi Off - Shore.

Ma di chi sono questi miliardi ?

Quello che è noto ed assolutamente dimostrato è che nei Centri Off - Shore la criminalità organizzata italiana ed internazionale riversa migliaia di miliardi. Chi ci dice che una parte, anche consistente, di questi miliardi sporchi non sia entrata in Italia (o anche rientrata) tramite le società Off - Shore del Sig. BERLUSCONI, le quali potrebbero, molto facilmente, intrattenere rapporti d'affari con altre società Off -Shore?

Come mai il Sig. BERLUSCONI, aspirante Capo del Governo, non si sente in dovere di chiarire la provenienza dei miliardi in contanti con i quali ha effettuato gli aumenti di capitale della FININVEST - vedi articolo de L'ESPRESSO del 3 agosto 2000 (ma il problema riguarda tutte le maggiori società del Gruppo) ?

E come mai nessun organo istituzionale mette sul tappeto questa storia, sia per denunciarla pubblicamente sia per chiarirla una volta per tutte?

E' chiaro che in sede penale queste "ipotesi" vanno dimostrate (frode fiscale riciclaggio e fondi neri), ed è altrettanto chiaro che tale dimostrazione è quanto mai complicata, se non altro a causa dell'elevato numero di società da indagare. Considerando solo le consolidate, il Gruppo ha circa 200 società nazionali ed un centinaio estere, delle quali più della metà Off - Shore, anche se, in effetti, un'eventuale indagine potrebbe limitarsi alle società nazionali più importanti, atteso che, verosimilmente, sono queste ultime ad intrattenere i principali rapporti con le società estere.

Ma in questo caso il discorso o, meglio, l'onere della prova si ribalta: è al Sig. BERLUSCONI - politico, che vuole diventare Presidente del Consiglio, che anzitutto incombe l'onere-dovere di dimostrare agli italiani la sua pulizia e trasparenza.

Peccato (per lui) che questa dimostrazione non la potrà mai dare proprio perchè i conti bancari Off - Shore non sono ufficialmente acquisibili, nè ovviamente si potrebbe accettare un'esibizione spontanea di tali conti, che potrebbero essere facilmente alterati; in ogni caso il riciclaggio di denaro sporco può avvenire anche tramite transazioni apparentemente regolari (come già esposto in precedenza trattando delle possibili attività fraudolente).

Quella che finora è stata la forza di BERLUSCONI nei confronti delle varie indagini che lo hanno coinvolto, ossia la iper-tutela bancaria e fiscale garantitagli dai Paesi Off - Shore, si trasforma ora, come un boomerang, nell'impossibilità di provare la sua trasparenza.

Spieghi agli italiani il Sig.BERLUSCONI, quali e quanti soldi sono transitati sui conti bancari delle sue SOCIETA' OFF-SHORE (CONSOLIDATE E NON) e soprattutto la loro provenienza e destinazione. Spieghi e dimostri (se ne è capace) che le attività commerciali e finanziarie delle sue società OFF-SHORE sono perfettamente regolari e rientrano nella normale e fisiologica libertà d'impresa (minacciata da quegli incapaci di comunisti che "mangiano i bambini")

Qui non si tratta di "non poteva non sapere": il Sig. BERLUSCONI ha creato coscientemente e molto astutamente un impero di società Off - Shore ben sapendo a cosa servono: creazione di fondi neri da utilizzare per scopi illeciti (pagamento di tangenti, corruzione, scalate societarie occulte, ecc.), occultamento di utili e riciclaggio di denaro proveniente da delitti.

E' accettabile in un Paese normale che un personaggio come Silvio BERLUSCONI possa aspirare a diventare Presidente del Consiglio mentre non possiede neppure i requisiti minimi - sotto l'aspetto morale e della trasparenza (per quello penale sono tuttora in corso vari procedimenti ma molti altri ne dovrebbero essere aperti) - per continuare a fare il deputato (tanto meno il leader del "Polo")?

La verità è che BERLUSCONI è "sceso in campo" per difendersi dai processi penali con l'immunità parlamentare ed anche per poter dire che è un "perseguitato politico" da parte di "Toghe rosse" e "comunisti invidiosi delle sue ricchezze" (cosa che da semplice imprenditore non avrebbe mai potuto dire). Inoltre, la "discesa in campo" è stata anche molto conveniente per BERLUSCONI, dato che la FININVEST è passata, dal '94 ad oggi, da una situazione di forte indebitamento (circa 5.000 miliardi) a realizzare dei profitti molto consistenti.

Fonte: L’Espresso N.4 anno 2002

martedì 28 settembre 2010

ANNA FINOCCHIARO e l’insostenibile leggerezza dell’incoerenza.




“Così come ho messo la faccia quando mi sono candidata contro Raffaele Lombardo, oggi metto la faccia per dire quello che penso: il Pd in Sicilia sta facendo la cosa giusta al momento giusto. In questa fase il nostro partito dovrà essere vigile sentinella, ma anche protagonista incalzante del cambiamento“.

A parlare così non è un esponente del centrodestra o un ex amico deluso, ora figliol prodigo, di Raffaele Lombardo. A commentare la nuova alleanza di governo regionale tra il Partito Democratico ed il Movimento per le Autonomie è colei che fino a cinque minuti prima di questa abiura era la leader dell’opposizione in Sicilia, ovvero Anna Finocchiaro, candidata alla presidenza della Regione Sicilia nel 2008 con un programma elettorale scritto dal tangentaro craxiano Salvo Andò e sconfitta proprio da Lombardo con percentuali bulgare.

A quella corsa elettorale, anche se più che corsa era una passeggiata del ras catanese sui resti del Partito Democratico, c’ero anch’io. Candidata con una lista civica approntata al momento, appoggiata da Beppe Grillo e circondata da giovani pieni d’entusiasmo e addirittura incensurati (praticamente un delitto!), ero riuscita ad ottenere quasi 70.000 consensi, pari al 2,44% dei voti validi.

Un risultato straordinario che non può essere relegato a voto di protesta; era un voto di proposta, alternativo a Lombardo e alla stessa Anna Finocchiaro. Ricordo bene quando io e i miei ragazzi eravamo in segreteria ad aspettare trepidanti i risultati elettorali e invece la signora Finocchiaro era, come spesso aveva fatto durante la campagna elettorale, non in Sicilia ma Roma, nella veste di candidato al Senato. Giunse in Sicilia solo a metà spoglio. La senatrice del Pd, sostenuta dai partiti della coalizione totalizzò il 30,4% mentre Raffaele Lombardo il 65,3%; in provincia di Catania addirittura l’attuale presidente totalizzò il 72,3%. Mai nessuno aveva fatto peggio di lei nella storia siciliana. Ma fu una disfatta con l’air bag, visto che la signora venne impacchettata e spedita al Senato, lasciando con un palmo di naso gli elettori che l’avevano scelta per rimanere in Sicilia a fare opposizione nel caso in cui avesse perso.

Leggo e rileggo incredula l’Ansa del 24 febbraio 2008, quando l’allora candidata alla Regione Sicilia dichiarava che la candidatura di Lombardo sanciva “la perfetta continuità con il precedente governo. L’unico obiettivo è la gestione del potere in Sicilia. Si conferma – aggiungeva la Finocchiaro – una concezione del potere fatta di occupazione della cosa pubblica, di inefficienze e di sprechi. Oggi tutto è uguale a ieri: Lombardo come Cuffaro”. Dunque alla luce di queste dichiarazioni dovrei dedurre che quella che lei ora definisce “cosa giusta”, ovvero il sostegno a Lombardo, è un sostegno ideale al sistema, oggi scopertosi mafioso, di Totò Cuffaro? Bene, ma sarebbe il caso di dirlo anche agli elettori del Pd, e magari ai familiari di Pio La Torre, anche se ultimamente il partito che fu del compianto sindacalista preferisce stare con quelli come Schifani, che non sono proprio paladini dell’antimafia, anzi.

E ora, a due anni da quella macelleria elettorale, dal trionfo di Lombardo e dall’umiliazione della coalizione di centro sinistra, io, giunta terza a quella competizione tra “grandi” partiti, mi ritrovo tecnicamente unico esponente dell’opposizione al sistema Lombardo. Nel silenzio degli elettori e degli eletti infatti è stato compiuto il padre degli inciuci, benedetto dalle parole di colei che aspirava ad essere alternativa vera a Lombardo e a Cuffaro e che oggi ne è orgogliosamente alleata.

A differenza sua, in questa “nuova” veste di unico argine a Lombardo e al lombardismo, sistema non meno pericoloso del cuffarismo, intendo rispettare quell’impegno assunto non solo con le 70 mila persone libere che mi hanno scelta nel 2008, ma con tutti i siciliani e gli italiani che oggi spero di rappresentare degnamente al Parlamento Europeo. A differenza della signora Finocchiaro, oggi con il suo partito al governo della Sicilia assieme ai leghisti del Sud fautori di raccomandazioni e spintarelle, nonostante quella sconfitta sono rimasta qui a combattere una battaglia che oggi, nonostante la vittoria alle Elezioni Europee, continuo a portare avanti, e che oggi mi vede impegnata in un ruolo cui l’ex candididata ha vergognosamente e senza il minimo imbarazzo abdicato, ovvero leader del centrosinistra in Sicilia.

Cosa posso dire? Che come al solito, io,non fuggirò dai miei impegni né da quelli presi con gli elettori e che dunque da oggi in poi per me il Pd e Anna Finocchiaro sono miei avversari politici in Sicilia. Con la mia storia e con il mio passato non potrei guardarmi allo specchio vedendo riflessa, accanto a me, l’immagine di Raffaele Lombardo, che secondo la stampa è indagato per mafia a Catania.

Evidentemente Anna Finocchiaro non ha di questi problemi morali ed etici, e mi permetto di dire che non ne ha mai avuti, visto anche il suo forte sostegno alla candidatura di Michele Vietti alla vicepresidenza del Csm. Sostegno sul quale aspettiamo ancora delle risposte chiare, anche se forse la risposta l’abbiamo appena avuta dal maxi-inciucio. O forse la causa di questa grave disattenzione sull’etica e sulla moralità ha radici in comune con le vicende del suo amico Andò ( alle polemiche rispose “è una persona di grande livello culturale, un cultore di diritto pubblico. Non capisco”), che secondo alcuni collaboratori di giustizia si incontrava regolarmente con Nitto Santapaola, durante la latitanza del boss, e in cambio di voti gli prometteva “aiuti” nei processi, come ha confermato il braccio destro di Santapaola, Giuseppe Puglisi.

E che dire di quella lettera su carta intestata della Camera dei Deputati ritrovata in uno degli ultimi rifugi del boss prima della cattura: “Cari saluti, Salvo Andò“?

Cara Finocchiaro, tu dici di metterci la faccia, ma in realtà la faccia l’hai persa, e da parecchio tempo. Ora spetta a noi ricostruire un’opposizione vera a questa macedonia politica maleodorante.

Sonia Alfano, parlamentare europeo, indipendente nella lista IdV.

sabato 25 settembre 2010

E' nel nostro cuore e lo ricordiamo con affetto e nostalgia.





Il 25 settembre 1896, cioè 114 anni fa, nasceva Sandro Pertini, uno dei Presidenti della Repubblica italiana più amati dai cittadini.


L'Italia, a mio avviso, deve essere nel mondo portatrice di pace: si svuotino gli arsenali di guerra, sorgente di morte, si
colmino i granai di vita per milioni di creature umane che lottano contro la fame.
Il nostro popolo generoso si è sempre sentito fratello a tutti i popoli della terra. Questa è la strada, la strada della pace che noi dobbiamo seguire. (Sandro Pertini)

martedì 21 settembre 2010

En coma y sin respirador MIGUEL MORA - Roma - 21/09/2010





La crisis de la izquierda en Europa ITALIA


Pese a la ilusión generada por el si puo fare veltroniano, la sensación actual es que el PD, más que un partido reformista de Gobierno, es una mayonesa mal ligada de ex democristianos y ex comunistas que buscan mantener sus privilegios. Los sondeos muestran que cada vez más italianos les identifican con la vieja política y no se fían de sus enredos. De hecho, en la última década la llamada izquierda solo ha ejercido el poder durante dos años, mientras Berlusconi ganaba las últimas cuatro elecciones.

Las sucesivas derrotas han dejado al PD en crisis permanente. Veltroni dimitió al final de 2008, luego llegó como interino el democristiano Dario Franceschini y en las primarias de 2009 resultó elegido secretario general un protegido del aparato sin carisma, Pierluigi Bersani.
El PD sigue tan dividido como siempre y sin atreverse a ser de izquierda. Apenas reúne un 25% de la intención de voto.


”Nonostante l’entusiasmo generato dal ‘si può fare’ veltroniano, la sensazione attuale è che il Pd, più che un partito riformista di governo, sia una maionese impazzita di ex democristiani ed ex comunisti, che cercano di mantenere i loro privilegi”. Lo scrive oggi il quotidiano spagnolo El Paìs, in un articolo sulla sinistra in Italia intitolato ‘In coma e senza respiratore’, e corredato da una foto di Walter Veltroni.

Il Pd, guidato dal segretario Pierluigi Bersani, ”uomo di apparato e senza carisma”, ”è diviso come non mai e non osa essere di sinistra”, prosegue l’articolo del corrispondente a Roma, Miguel Mora, in una pagina del giornale interamente dedicata alla ‘Crisi della sinistra in Europa’.
”I sondaggi mostrano che gli italiani sempre di più identificano il Pd con la vecchia politica e non si fidano. E difficilmente – conclude – il partito raggiunge il 25% delle intenzioni di voto”.
http://www.blitzquotidiano.it/politica-italiana/pd-el-pais-partito-coma-554556/





venerdì 17 settembre 2010

Pd, 74 firme al documento di Veltroni Bersani: «Discutere nelle sedi giuste»




Nel testo sparisce la critica all'attuale leadership. L'ex segretario: la nostra è un'opinione politica e va rispettata

MILANO - «Il documento dei 74». È questo il numero dei parlamentari del Partito democratico che hanno firmato il testo promosso da Walter Veltroni, Beppe Fioroni e Paolo Gentiloni. Un documento che chiede una correzione nella linea politica del Pd. «Ma non c'è nessuna intenzione di fare qualcosa di alternativo o che sia fuori al partito» assicura Marco Minniti. I parlamentari democratici sono complessivamente 319 (206 deputati e 113 senatori), di cui 146 avevano sostenuto Franceschini al congresso.

«NON NASCONO CORRENTI» - Nel testo finale sparisce la critica senza riserve alla linea del segretario Pier Luigi Bersani, quella parte cioè in cui si diceva che il Pd appare «un partito senza bussola strategica». «L'abbiamo corretto in corso d'opera - ha spiegato Minniti - quella frase non c'è più e dimostra che non vogliamo inchiodarci ai termini ma esprimere una preoccupazione». «Stupisce - aggiunge Minniti - che venga considerato come un elemento di divisione e di indebolimento, come un regalo all’avversario, cose che sono figlie di altre stagioni politiche». «Anche il tema della premiership - assicura Tonini - non compare nel documento, parliamo solo di linea politica». Resta invece l'intenzione di dar vita ad un movimento, che però «non vuole essere una corrente o uno strumento di lotta interna per spartirsi i posti, piuttosto un movimento di idee e di proposte dentro il partito ma con l’ambizione di parlare anche all’esterno». Le posizioni di questa area, in dissenso con la gestione del partito di Bersani, «saranno portate in tutte le sedi in cui il partito si esprime».

IL COMMENTO DI BERSANI... - Laconico il commento del segretario. I giornalisti gli chiedono se 74 firme per il documento di Veltroni siano troppe o poche. «A me va bene tutto - risponde Bersani - non ho fatto conti sul sostegno a questo documento». A Veltroni che ha accusato la dirigenza del Pd di aver perso la bussola, il segretario risponde: «Per me la bussola è rimboccarsi le maniche, andare avanti, fare le nostre discussioni nelle sedi giuste e nei nostri organismi. Adesso tutti assieme abbiamo il compito rilevantissimo che è quello di parlare di questo paese, dare una mano per quanto possiamo per tirarlo fuori dai guai e tenere alta la battaglia politica nel momento in cui tutti vedono che andiamo incontro a un periodo di ulteriore instabilità e minori risposte di governo.

...E QUELLO DI VELTRONI - Walter Veltroni, dal canto suo, ha precisato sul suo profilo Facebook il senso del documento. Ovvero, «rendere più grande e più aperto il Pd. Questo è l`unico obiettivo del documento ed è una posizione politica che, come tutte, va rispettata e discussa. Così succede in tutti i partiti democratici».

I PUNTI DEL DOCUMENTO - Nel documento si invoca una «coerente strategia riformista» che «può dunque contare su rilevanti forze sociali, unendole in un progetto che risponda ai bisogni dei più deboli facendo leva sui meriti dei più capaci. Questa strategia non può essere incardinata prevalentemente attorno a obiettivi di difesa della realtà presente, aggredita dall'attacco della destra populista. Al contrario: l'alleanza da promuovere è tra chi ha bisogno del cambiamento, ma da solo non può realizzarlo perché non sa, non ha, non può abbastanza e chi vuole il cambiamento, perché sa progettarlo, ha interesse a promuoverlo, ha le relazioni necessarie per realizzarlo, ha la forza necessaria per piegare le tante resistenze corporative che vi si oppongono». La critica dell'area di minoranza è al progetto del Pd: «Nulla sarebbe adesso più sbagliato e contraddittorio, che affrontare la crisi politica e culturale del berlusconismo, sulla base dell'assunto della immutabilità dei rapporti di forza nel Paese. Una visione così angusta e rinunciataria, così falsamente realista, spingerebbe i democratici ad arroccarsi in difesa, pigri e spaventati, quando è invece il momento di uscire allo scoperto e di avanzare proposte coraggiose e innovative. Esempi di questa mancanza di coraggio, di questa vera e propria involontaria subalternità ad un pensiero unico, sono per un verso l'ipotesi neo-frontista e per altro verso quella vetero-centrista: ipotesi che nel confuso dibattito interno al Pd tendono peraltro a mescolarsi, ad alternarsi in continue svolte e controsvolte, che offrono l'immagine di un partito che fatica ad esprimere una strategia nitida». Tra le proposte suggerite c'è la necessità di una «innovazione della proposta programmatica, che deve assumere con coraggio l'obiettivo di battere tutti i conservatorismi, compresi quelli, palesi e occulti, di centrosinistra, ponendo al centro il tema della democrazia decidente, attraverso le necessarie riforme istituzionali ed elettorali: rafforzamento dei poteri del premier e di quelli di controllo del Parlamento, regolazione del conflitto d'interessi, norme contro la concentrazione del potere mediatico e il controllo politico della Rai, differenziazione delle camere, riduzione del numero dei parlamentari, una legge elettorale, come si legge nel documento approvato dall'Assemblea nazionale del Pd del maggio scorso, 'di impianto maggioritario fondato sui collegi uninominali', insieme a norme sulla democrazia di partito e a una regolazione delle primarie per le cariche monocratiche».

I FIRMATARI - Ecco i 74 parlamentari, senatori e deputati del Pd, che hanno sottoscritto il documento: Marilena Adamo, Benedetto Adragna, Mauro Agostini, Emanuela Baio, Gianluca Benamati, Maria Grazia Biondelli, Giampiero Bocci, Costantino Boffa, Daniele Bosone, Daniela Cardinale, Renzo Carella, Marco Causi, Stefano Ceccanti, Mauro Ceruti, Carlo Chiurazzi, Pasquale Ciriello, Maria Coscia, Olga D'Antona, Luigi De Sena, Roberto Della Seta, Vittoria D'Incecco, Alessio D'Ubaldo, Enrico Farinone, Francesco Ferrante, Donatella Ferranti, Anna Rita Fioroni, Giuseppe Fioroni, Giampaolo Fogliardi, Mariapia Garavaglia, Enrico Gasbarra, Francantonio Genovese, Paolo Gentiloni, Roberto Giachetti, Paolo Giaretta, Tommaso Ginoble, Gero Grassi, Pietro Ichino, Maria Leddi, Luigi Lusi, Alessandro Maran, Andrea Marcucci, Andrea Martella, Donella Mattesini, Giovanna Melandri, Maria Paola Merloni, Marco Minniti, Claudio Molinari, Enrico Morando, Roberto Morassut, Magda Negri, Luigi Nicolais, Antonino Papania, Achille Passoni, Luciana Pedoto, Vinicio Pedoto, Mario Pepe, Flavio Pertoldi, Caterina Pes, Raffaele Ranucci, Ermete Realacci, Nicola Rossi, Simonetta Rubinato, Antonio Rusconi, Giovanni Sanga, Andrea Sarubbi, Achille Serra, Giuseppina Servodio, Giorgio Tonini, Jean Leonard Touadi, Salvatore Vassalo, Walter Veltroni, Walter Verini, Giuliano Rodolfo Viola, Walter Vitali.

Corriere della Sera redazione online
17 settembre 2010