Campodimele (LT) il paese della longevità

Campodimele  (LT)  il paese della  longevità
Tra l'indifferenza dell' Amministrazione Comunale, in assenza di controlli, In località Sterza Piana Lenola (LT) ai confini del Parco Naturale dei Monti Aurunci , a meno di trecento metri dalle abitazioni private, i cittadini, tutti i giorni, assistono a questo scempio che rende l'aria irrespirabile con inevitabili conseguenze sulla salute pubblica grazie a questo impianto allocato nel confinante comune di Campodimele

mercoledì 18 agosto 2010

Addio al Picconatore, è morto Cossiga




Francesco Cossiga è morto alle 13,18 all'ospedale Gemelli di Roma dove da lunedì 9 agosto era ricoverato in rianimazione per una insufficienza cardiorespiratoria.

La morte di Francesco Cossiga segna la scomparsa di uno dei testimoni più importanti e significativi della prima Repubblica e dei suoi misteri. Secondo alcune indiscrezioni Cossiga avrebbe lasciato delle lettere sigillate e custodite in un plico alle massime autorità dello Stato. A CNRmedia le testimonianze di Bobo Craxi Luigi Berlinguer, Paolo Cento, Nando Dalla Chiesa e Daria Bonfietti


''Con Francesco Cossiga scompare una delle figure più eminenti della Repubblica italiana" ha detto Bobo Craxi, figlio del leader socialista Bettino. "Cossiga fu per mio padre più di un collega, erano amici. Lo andò a trovare anche quando era in esilio in Tunisia, rompendo un tabu - aggiunge Bobo Craxi - . È stato sempre vicino alla mia famiglia, che ne ha sempre apprezzato le grandi doti umane, l'intelligenza, la straordinaria ironia. L'Italia ha perso una personalità la cui grandezza stride di fronte ai personaggi della seconda Repubblica'' conclude Bobo Craxi ricordando la figura del presidente Emerito della Repubblica.


"È stata una persona di rara intelligenza, di molta curiosità, che ha avuto in più occasioni della sua vita una funzione di rinnovamento. Però è stata una personalità contraddittoria: a queste qualità si aggiunge uno spirito molto marcato e atteggiamenti che indulgevano al personalismo o forme di polemica politica inusuale che non sempre potevano essere giustificate con l'originalità o con l'amore della verità. Aveva un animo misterioso: per esempio la sua sensibilità per la massoneria, alcune sue uscite su vicende politiche più recenti". Così l'ex ministro della Pubblica Istruzione e europarlamentare Luigi Berlinguer ricorda Francesco Cossiga.

"Tutta la sua carriera si è svolta all'interno delle istituzioni e lui ha lavorato con forte senso istituzionale: noi abbiamo bisogno di personalità della politica che sentano le istituzioni come parte di se stessi. Oggi non c'è in alcune parti un rispetto sufficiente per le istituzioni. Lui era diverso".

"Negli ultimi tempi ci aveva lasciato un messaggio di speranza, perché tendeva a raccontare pezzi di verità importanti che ci hanno permesso di riaprire le indagini sulla vicenda" afferma Daria Bonfietti, presidente dell'Associazione Parenti Vittime Strage Ustica. "E' stato un messaggio importante - dice Bonfietti - quegli elementi li ha dati ai maigistrati, speriamo che siano utili per arrivare finalmente alle responsabilità di quell'evento. La sua presa di posizione è stata importante" conclude.

"Non posso dimenticare le tante malevolenze che Cossiga espresse su mio padre. La pietà per la morte non cancella i ricordi". Questo il commento sulla morte del Presidente Cossiga da parte di Nando Dalla Chiesa. "Di segreti Cossiga ne ha conservati tanti - dice Dalla Chiesa - e falsi segreti li ha alimentati con le sue interviste. Ho i miei interrogativi, del perché avesse preso questa usanza di attaccare persone alla memoria. Mio padre non era l'unico, ricordo Moro, ricordo Berlinguer. Io posso solo giudicarlo in base a quello che diceva, arrendendomi davanti al fatto che aveva una capacità di raccontare sui media vicende incontrollabili" conclude Dalla Chiesa.

"Cossiga porta con sé molte ombre che hanno caratterizzato la vita democratica del nostro Paese. Chissà che non abbia lasciato una specie di memoriale postumo per aiutarci a comprendere che cosa accadde il 12 maggio 1977, quando fu assassinata Giorgiana Masi e le ragioni di un uso spregiudicato delle squadre speciali che caratterizzò quegli anni" spiega Paolo Cento di Sinistra e Libertà, promotore di una commissione d'inchiesta per chiarire i contorni della morte della giovane militante radicale. All'epoca Cossiga era Ministro degli Interni.

"Avremmo preferito che invece elle lettere ci fosse stato un contributo di Cossiga da vivo - aggiunge Cento - non tanto per le responsabilità giudiziarie dei protagonisti di allora, ma perchè una democrazia è forte e vince quando è in grado di riconoscere i propri errori come furono le leggi speciali".

CNRmedia - 17/08/10

venerdì 13 agosto 2010

QUANTE FESSERIE CI RACCONTANO: La nuova legge elettorale? Un bluff. Se si vota, si vota con quella di prima




E’ stato lui per primo a segnalare la “falla” nella strategia di Berlusconi. Non che lo sapesse solo lui, ma è stato il primo a metterlo nero su bianco e a corredarlo di numeri e tabelle. E’ presumibile che un ceto politico soprattutto parolaio e discretamente incompetente anche su se stesso e sugli “affari di casa” della “falla” sia sia reso conto solo dopo averla vista stampata giorni fa sul Sole 240re e firma Roberto D’Alimonte.

La strategia, la voglia matta di Berlusconi la conoscono tutti, lui stesso non ne fa mistero: aggirare tutta l’opposizione ed anche il “saliente dei finiani” con un blizkrieg corazzato. Metterli tutti dentro una “sacca” e stritolarli con le elezioni anticipate. Strategia che riduce tutti gli avversari a difensori di una linea Maginot che non riesce a sparare un colpo perchè il “panzer” elettorale li prende alle spalle. Bene, ma D’Alimonte ha dimostrato che esiste la possibilità che ai “tank”, alle colonne corazzate del Pdl e della Lega potrebbe mancare la benzina a due passi dalla vittoria. La “falla” si chiama Senato: lì Berlusconi e Bossi potrebbero non avere la maggioranza dei seggi se gli elettori italiani votassero nel 2011 più o meno come hanno votato nel 2008.

La legge elettorale vigente prevede un premio di maggioranza in seggi alla coalizione che prende più voti sul territorio nazionale. Ma questo vale solo per la Camera dei deputati. Su scala nazionale il Pdl “vale” circa il 35 per cento dei voti, la Lega più del 10 per cento. Qurantacinque e passa per cento in totale se a Berlusconi e Bossi va “normale” e neanche troppo bene. Non c’è partita, a meno di rivoluzioni elettorali sempre possibili ma non prevedibili.

Il Pd, anche se ha più del doppio dei voti della Lega (tutti se lo dimenticano calcolando il potere, fortissimo, e non il consenso, vasto ma limitato, di Bossi e dei suoi), con l’Idv fa a fatica 35 per cento. Si aggiunga pure Vendola e qualcosa d’altro a sinistra, si ipotizzi pure un recupero dell’astensionismo di sinistra in nome e virtù della “liberazione” da Berlusconi, si arriva al 38, 40 per cento? Non c’è partita, anche se a Bersani, Di Pietro e Vendola uniti andasse alla grande. E se il Pd va con Casini, Rutelli, magari Montezemolo? Perde Di Pietro e Vendola e affini.

E anche questa alleanza alla Camera torna a fare, con ottimismo, 35 per cento o poco più. Quindi alla Camera Berlusconi e Bossi prendono il premio di maggioranza, vincono e chiudono tutti nella “sacca”, finiani compresi. Una lista autonoma “finiana” può darsi solo in alleanza con Casini e il resto del centro. Se va alla grande, quindici per cento. Fosse anche venti per cento, da capo a dodici…Quanto al tutti insieme contro Berlusconi e Bossi, da Fini a Vendola, passando per Casini e Bersani, semplicemente non esiste.

Al Senato invece il premio di maggioranza è su base regionale. E’ la strana legge voluta e inventata da Calderoli. Inventata quando sembrava a tutti che le successive elezioni le avrebbe vinte il centro sinistra, inventata apposta per “azzoppare” quella vittoria. E infatti al Senato premio di maggioranza regionale vuol dire che chi prende più voti in quella Regione prende la maggioranza dei seggi, il secondo prende quel che resta dei seggi a disposizione.

Il “secondo”, e se i “secondi” sono due? Allora i due “secondi arrivati” spartiscono i seggi non andati al primo arrivato. Ed è questa la “falla”: per avere la maggioranza dei seggi al Senato Berlusconi e Bossi devono arrivare primi nelle Regioni a maggioranza netta di destra e leghista, ma devono anche arrivare secondi, solitari secondi nelle Regioni in cui vince il centro sinistra.

Se c’è un altro “secondo”, insomma un terzo concorrente che raccoglie i voti presi nel 2008 da Casini, Lombardo più un Fini che prende un terzo dei voti che erano di An, allora Berlusconi e Bossi al Senato la maggioranza non ce l’hanno. Il loro eventuale governo diventa zoppo, il blitzkrieg fallisce.
D’Alimonte l’ha dimostrato e Berlusconi l’ha preso sul serio. Merita dunque credibilità D’Alimonte, sa di cosa parla e scrive. E ne ha scritta un’altra, anche questa non ci voleva la zingara per indovinarla, ma D’Alimonte la spiega che è un piacere. Spiega che la richiesta delle opposizioni di una nuova legge elettorale è un bluff. Un bluff fatto avendo in mano scartine. Basta domandare “quale” nuova legge elettorale. Una legge proporzionale con sbarramento al cinque per cento? E’ la legge che piace a Casini e D’Alema, la legge che smonta la rendita di posizione di Bossi e lo strapotere di Berlusconi perchè non obbliga i partiti a decidere le alleanze di governo prima del voto: ognuno prende i voti che sa e che può e poi si vede. Ma questa legge non piace a mezzo Pd e come si fa a cambiare la legge elettorale contro la volontà dell’attuale parlamento a maggioranza Pdl e leghista? Non si fa, non si può.


Si potrebbe fare una nuova legge elettorale maggioritaria ritornando ai collegi uninominali, quella che c’era prima della “porcata” di Calderoli secondo la sua stessa definizione. Il paese diviso in tanti collegi, in ciascun collegio il candidato di una, due o tre coalizioni. L’elettore che sceglie il suo deputato e senatore e non vota per quello nominato dal capo del partito prima ancora che si voti. Ma questa legge, questo tipo di legge non la vuole Casini e non la vuole Vendola e non la vogliono i piccoli partiti che nella stragrande maggioranza dei collegi arriverebbero sempre ultimi o quasi. Quindi chi la vota in Parlamento questa nuova legge? Mezzo Pd e poi?

Terza ipotesi, altrettanto fantasiosa: si abolisce il premio di maggioranza su base regionale al Senato. Conviene oggi solo a Berlusconi. Perchè mai gli altri dovrebbero dire di sì? Conclusione ovvia, politica e matematica insieme: se si vota, si torna a votare con la legge che c’è. E se rallentamento o pausa indubbiamente ci sono stati nello scivolare verso le elezioni anticipate è per i due “Commi D’Alimonte” prima che per ogni altra cosa. Sì, Napolitano non vuole e lo dice pure. Un ostacolo grosso ma non insormontabile. Sì, potrebbe nascere un governo tecnico elettorale. Ma Berlusconi lo userebbe come trampolino per la vittoria, gridando al golpe. Sì, bisogna aspettare almeno gennaio/febbraio per sciogliere le Camere perchè a inizio anno ci sono centinaia di miliardi di titoli pubblici da piazzare sul mercato e il mercato non gradisce crisi politiche. Se ci sono, si cautela chiedendo rendimenti più alti per comprare le emissioni sovrane…Sì, c’è tutto questo e anche altro: i dossier che volano, il clima rancido.

Ma soprattutto la corsa alle elezioni ha rallentato perchè Berlusconi e Bossi non sono sicuri di avere i seggi che servono al Senato e le opposizioni sanno che non avranno mai una nuova legge elettorale anche perchè non sanno che legge volere. Alla fine però c’è un “Terzo Comma” che non è di D’Alimonte, è, se così si può dire, un comme genetico, uno “spirito”, una natura, un istinto, un’attitudine. Quelle di Berlusconi e del Pdl: macchine elettorali e non di governo. Il blitzkrieg li affascina, li mobilita, li compatta, li convince, li esalta. Probabilmente lo proveranno lo stesso e tutto, proprio tutto, si giocherà su quel barile di benzina in più o in meno nel motore dei loro carri armati.

Fonte: http://www.nuovaresistenza.org/2010/08/13/la-nuova-legge-elettorale-un-bluff-se-si-vota-si-vota-con-quella-di-prima/

giovedì 12 agosto 2010

UNIONI CIVILI, SE NE PARLA, MA IL PARLAMENTO PENSA AD ALTRO





Il vicepresidente di FLI (il neonato gruppo parlamentare legato a Fini), Benedetto della Vedova, ha proposto di riaprire alla Camera il dibattito sui temi etici, in particolare sulle coppie omosessuali e conviventi, sulla legge 40 e sul testamento biologico per “disarmare” lo scontro laici-cattolici e dare risposte positive alla forte domanda di diritti che proviene dalla nostra società. Le risposte non si sono fatte attendere: levata di scudi dal Pdl, Udc e Binetti varie che minacciano di stracciare subito le presunte alleanza dell’altrettanto presunto “terzo polo”, sparo ad alzo zero del quotidiano dei vescovi Avvenire e silenzio del Pd (ma a questo ci siamo abituati).


la notizia in se non ha avuto grande rilievo di stampa, ma ce ne occupiamo perché sono temi che ci appassionano e sui quali il congresso Idv ha detto parole chiare unanimemente condivise. I diritti delle coppie conviventi, per esempio, e delle coppie omosessuali in particolare hanno trovato soluzione giuridica in moltissimi paesi occidentali. Solo per citare le ultime notizie ricordiamo la sentenza di un giudice californiano che ha dichiarato illegittimo il risultato del referendum che aveva cancellato la legge sui matrimoni fra gay voluta dal Parlamento locale, in Messico la Corte Suprema ha dato il via libera ad una legge analoga, in Argentina nonostante l’opposizione della chiesa locale (peraltro compromessa nel rapporto con la dittatura) il Parlamento ha varato una legge che riconosce i diritti delle coppie omosessuali come nella Spagna di Zapatero. In Europa le leggi che riconoscono i diritti delle coppie omosessuali sono in vigore dappertutto tranne che in Italia e in Grecia. Laddove sono state approvate hanno avuto un grande successo e si sono consolidate nella cultura e nel costume. In Francia, ad esempio, il Pacs (Patti Civile di Solidarietà) ha superato un anno fa il numero dei matrimoni tradizionali, segno che il “pluralismo” degli istituti giuridici in campo familiare non è più soltanto una richiesta del movimento lgbt, ma un bisogno della società nel suo complesso.


D’altra parte si stanno moltiplicando gli episodi di vere e proprie discriminazioni legati alla mancanza in Italia di una legge che riconosca la pari dignità di ogni nucleo familiare: si va dal rifiuto di consentire al convivente la visita al proprio partner in ospedale alla cacciata dall’abitazione del partner del convivente deceduto.


La destra quando dice no ad una nuova legge in materia di diritto di famiglia straparla di presunte minacce alla famiglia tradizionale e alla sua stabilità. Si arriva persino a dire, come ha fatto il sub ministro Giovanardi, che occorre privilegiare la famiglia tradizionale rispetto agli altri nuclei familiari, come se tra i conviventi, etero od omosessuali che siano, non ci fossero esseri umani in tutto e per tutto uguali agli altri e con gli stessi diritti. La verità è che laddove le leggi di tutela sono state approvate si è assistito alla felice convivenza tra le varie forme di famiglia con grandi benefici per la società e per le persone coinvolte. Ed è per questo che è giunto il momento di modernizzare anche il nostro paese riconoscendo quei diritti che sono ormai dati per scontati in tutti i paesi civili.
Franco Grillini.

martedì 10 agosto 2010

Tutto ciò è chiedre troppo? Di Massimo Donati




Ogni giorno il Partito Democratico ci dà mille motivi per pensare di rompere l'alleanza. Se, non lo facciamo, è solo perchè Italia dei Valori, con il suo primo congresso nazionale, ha fatto una scelta, quella della responsabilità di governo.

Questa è l'unica vera differenza, ad esempio, tra noi e Beppe Grillo, cui ci accomuna una visione analoga su molti temi. Noi vogliamo contaminare la politica italiana con le nostre idee, i nostri progetti, la nostra idea di Paese, non limitarci ad un dirompente ma poco costruttivo "vaffa".

Vogliamo assumerci la responsabilità di governare e contribuire a creare la vera alternativa. Ora per fare questo, siamo consapevoli che non possiamo uscire dalla logica di coalizione e che ciò comporta anche scendere a qualche compromesso. Questo, però, non ci esime, anzi in qualche modo ci obbliga, a sottolineare quanto non ci piace nel Pd e all'interno del centrosinistra, a partire dall'intervista rilasciata ieri dal vicesegretario democratico Enrico Letta.

Il ribaltamento di fronte del vicesegretario democratico sull'antiberlusconismo ne è la riprova.

Fino a ieri, infatti, in casa democratica dicevano che il nostro antiberlusconismo era un favore a Berlusconi. Ora, invece, il Pd scopre l'antiberlusconismo, perchè Berlusconi, quello con cui fino a ieri volevano dialogare per fare le riforme, è un pericolo per la democrazia e pur di sconfiggerlo, si deve essere pronti a fare patti con chiunque, ache con Fini.


Ebbene, ho come l'impressione che il Pd sia una barca alla deriva, senza idee o progetti. Per questo mi permetto di dare qualche suggerimento al vicesegretario Letta:

1) Il Pd deve rendersi conto, come spiega anche oggi Ilvo Diamanti su la Repubblica, che fino a quando non costruirà la casa del centrosinistra con progetti validi, non vincerà mai, perchè agli occhi del paese rappresenterà sempre il vuoto di idee e noi non smetteremo mai di ricordarglielo.

(Al riguardo, rendo noto anche a voi amici del blog, che da più di un mese Italia dei Valori ha chiesto un incontro al Pd e che, ad oggi, la risposta è stata un assordante silenzio).

2) Il Pd deve capire, come ribadisce sempre Ilvo Diamanti, che porsi come obiettivo quello di non andare a votare, mostrandosi davanti al paese terrorizzato dalla sfida elettorale, è un pessimo segnale.


3) Il Pd deve capire che deve smetterla di inseguire trame di palazzo, come sta facendo ora, e prepararsi alle elezioni, cominciando a costruire una coalizione di centrosinistra intorno ad un programma unitario. Se il centrosinistra tornerà al Governo è solo perchè è passato attraverso il voto degli italiani.

(Prima di andare al voto si può al limite provare cambiare la legge elettorale, ammesso e non concesso che ci siano i numeri per farlo.)

Questo è quello che il Pd deve fare. Prepararsi alle urne con una coalizione di centrosinistra coesa. Poi si può anche ragionare su un fronte nazionale di liberazione, ma come fronte momentaneo di forze che si uniscono per cacciare il tiranno, e non come coalizione che porti a termine la legislatura.

Come dice Di Pietro deve durare quanto il battito di ali di una farfalla, una volta riscritte le regole della democrazia e fatte le riforme, ognuno torna da dove è venuto.

Mi domando e vi domando, tutto ciò chiedere troppo?

Massimo Donati.

lunedì 9 agosto 2010

LE MONDE: SARA’ LA CORRUZIONE A FAR CADERE BERLUSCONI.





Il giornale francese dedica un articolo alla conclusione, data per certa, dell’esperienza politica del Cavaliere, e parla di “presente nauseante” per un governo ormai indebolito e sull’orlo di una crisi di nervi
Glorificare il passato per dimenticare presente e futuro?

Presenta così Le Monde l’iniziativa della Memoria di Silvio Berlusconi, che ha chiesto ai circoli della Brambilla di portare in giro per l’Italia i risultati del suo governo: il quotidiano francese va addirittura oltre, pronosticando la fine (politica) del Cavaliere sullo sfondo delle ultime inchieste che hanno coinvolto gli uomini del suo partito.

UN PRESENTE NAUSEANTE – Parla di presente nauseante, le Monde, ricordando gli ultimi accadimenti della politica italiana.


Giorno dopo giorno, le indagini plasmano l’immagine di un paese dove la corruzione ha contagiato tutti i poteri. C’è un ministro – Claudio Scajola – che deve dimettersi perché beccato a farsi pagare un appartamento da un imprenditore edile. Un altro – Nicola Cosentino – che cerca di montare una campagna denigratoria contro un alleato. E poi Denis Verdini che si interessa alle gare d’appalto per l’energia eolica in Sardegna. Altri ancora che lavorano spartirsi la torta degli appalti pubblici, come per la ricostruzione de L’Aquila o il 150enario dell’Unità d’Italia, associandosi in società segrete (la P3) che richiamano ricordi del passato, come quella P2 dai tempi della quale nulla sembra cambiato.



MAFIA E POLITICA
– Intanto si scopre nelle indagini sugli attentati a Falcone e Borsellino che pezzi di Stato hanno collaborato con Cosa Nostra nell’assassino dei due giudici antimafia, e in Lombardia la ‘ndrangheta si infiltra nel sistema sanitario. La corruzione e le infiltrazioni mafiose sono ormai all’ordine del giorno in Italia, ma soprattutto, scrive Le Monde, per Berlusconi il prezzo politico di scandali in questa stagione è pesante. Non riuscendo a resistere alla pressione da parte dell’opposizione, ha fatto dimettere tre membri del suo governo in due mesi. Il 29 luglio, ha consumato la rottura con il suo principale alleato, Gianfranco Fini, che ha deciso di rimanere come presidente della Camera dei Deputati anche se Berlusconi gli aveva ordinato di rinunciare. E la legge controversa per limitare l’uso delle intercettazioni prezioso per le indagini di corruzione e di mafia e impedire la pubblicazione sulla stampa non ha completato il suo iter parlamentare.


E’ LA FINE?
- In tali circostanze, Berlusconi può arrivare alla fine del suo mandato nel 2013? Gli scenari alternativi sono in aumento, si parla di “governo tecnico”, “grande coalizione”, mescolando la destra, il centro e la sinistra, oppure le elezioni anticipate che potrebbero rivivificare il mandato del Cavaliere spazzando via le aspirazioni dei suoi avversari.

Molto probabilmente nessuna delle ipotesi si realizzerà e Berlusconi zoppiccherà fino al 2013. Anche perché né gli alleati né gli oppositori sembrano in grado di prendere il potere approfittando della sua debolezza.

Pertanto – conclude Le Monde – l’agonia del berlusconismo potrebbe anche essere quella di tutto il paese, in balia ogni mattina per l’annuncio di un nuovo scandalo, combattuto tra la vergogna e il fatalismo.

“L’Italia ha gli anticorpi per resistere alla corruzione”, ha detto il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Anticorpi? Più che altro, sembra ormai essersi abituata.






venerdì 6 agosto 2010

Lettera a Vendola e Di Pietro: detronizzate il tiranno di Paolo Flores d’Arcais


Per un governo di salute pubblica

Con queste regole non ci può essere democrazia nel voto




Cari Antonio Di Pietro e Nichi Vendola,
in caso di sfiducia parlamentare al governo Berlusconi la vostra proposta è chiarissima e convincente: subito elezioni democratiche. Dove l’avverbio “subito” è importante, ma davvero decisivo è l’aggettivo: elezioni DEMOCRATICHE. C’è dunque una domanda a cui non potere (nonpossiamo) sfuggire: nella situazione attuale, e con ungoverno Berlusconi dimissionario ma in carica per “l’ordinaria amministrazione” (questo significa elezioni subito), le elezioni sarebbero democratiche? Io credo di no. Non sono democratiche elezioni in cui uno solo dei contendenti controlla totalitariamente la risorsa elettorale decisiva, la comunicazione (e l’informazione). Non sono democratiche elezioni in cui, in sinergia con la prima e già decisiva “anomalia”, chi ottiene la minoranza dei voti può avere in Parlamento una maggioranza schiacciante (e oltretutto nomina direttamente i “suoi” deputati e senatori ).

Lo pensate anche voi, o siete invece convinti che le elezioni sotto totalitarismo televisivo e con la legge elettorale “porcata” sarebbero comunque democratiche?


Non rinunciare a battersi

PERCIÒ, se volete (vogliamo) elezioni DEMOCRATICHE, anziché smaccatamente truccate,
dobbiamo prima volere, e ottenere, le CONDIZIONI perché le elezioni non siano una truffa. Primo: la restituzione al pluralismo dell’etere televisivo, bene pubblico per antonomasia – proprio come l’aria che si respira. Che al pubblico pluralismo è stato invece espropriato da Berlusconi, grazie a quella “cricca” ante-litteram che fu il suo sodalizio con Craxi. Secondo:una legge elettorale – sia essa maggioritaria o proporzionale – che eviti le mostruosità dall’attuale “porcata”. Io aggiungerei anche una legge sul conflitto di interessi, che in effetti esiste già dal 1957 ma è stata interpretata alla azzeccagarbugli e andrebbe quindi rinnovata in modo da essere inaggirabile, e l’abrogazione di tutte e leggi “ad personam”. Questi due ultimi provvedimenti sono certamente importanti per una democrazia degna del nome, ma i primi due sono assolutamente imprescindibili. Sia chiaro:qualora non si riuscissero a ottenere nemmeno le due condizioni minime che ho appena elencato, credo che si dovrebbe comunque partecipare al voto, anche in condizioni di democrazia
amputata (gravemente amputata, direi). In condizioni peggiori delle nostre, l’opposizione cilena discusse se partecipare al referendum voluto dal regime di Pinochet o boicottarlo, e per fortuna
decise per la partecipazione, e per lo sconfitto Pinochet fu l’inizio della fine. Ma ciò non toglie che le forze democratiche non possano rinunciare a battersi con tutte le loro forze perché le elezioni si svolgano in condizioni effettivamente democratiche. Una tale rinuncia aprioristica sarebbe davvero paradossale, anzi gravemente colpevole, quanto e più di un inciucio,perché fornirebbe avvallo a una situazione peggiore rispetto al peggior risultato che un inciucio potrebbe ottenere. Inciucio, perché non ci siano equivoci, che comunque non andrebbe accettato. Ma a maggior ragione, allora, non si può regalare al regime, senza lotta, addirittura di più: elezioni non democratiche sotto un governo Berlusconi in carica per “l’ordinaria amministrazione”. Né può valere l’obiezione che il ripristino delle condizioni democratiche minime non è obiettivo facile da raggiungere . È difficile, forse difficilissimo. Ma un’opposizione democratica che rinuncia alla lotta ha già rinunciato ad esistere. E difficilmente risorgerà improvvisamente e per miracolo nei giorni delle urne.


Guardare anche al male minore
NEPPURE può valere l’altra obiezione,che il quadro che avrei delineato è erroneamente drammatico, perché in fondo in queste condizioni abbiamo già votato, addirittura di recente, due anni fa. L’abissoche esiste tra democrazia autentica e totalitarismo compiuto è percorso da infiniti passaggi intermedi, dei quali i democratici più tiepidi e/o più irresponsabili invitano in genere a fidarsi come di “mali minori” che dall’abisso ci salverebbero, mentre invece ce lo avvicinano. L’ultima volta che abbiamo votato la caratura delle condizioni democratiche era già critica, per via della “porcata” e del duopolio Mediaset e Rai lottizzata. Ma lo schifo della lottizzazione è stato superato con gli stivali delle sette leghe dall’accelerazione totalitaria dei mass media ora tutti in mano berlusconiana: minzolinizzazione dell’informazione e uso intimidatorio-terroristico di “inchieste” tipo gli “inquietanti” calzini turchese di un magistrato che fa il suo dovere. Credo sarebbe folle sottovalutare la nuova soglia – varcata da Berlusconi con i suoi ultimi diktat televisivi – verso il totalitarismo descritto nei romanzi di Orwell.

Perciò, cari Antonio Di Pietro e Nichi Vendola, se vogliamo elezioni democratiche dobbiamo volere un nuovo governo, anziché il governo Berlusconi in “ordinaria amministrazione”. Il dilemma non è tra elezioni o governo provvisorio ma tra elezioni democratiche ed elezioni non democratiche. Ovvio che tali, cioè non democratiche, potrebbero restare anche con un nuovo governo. E con ciò arriviamo al grande equivoco: tutti parlano di governo di transizione o governo tecnico, ma ciascuno intende una cosa diversa,in genere ritagliata sui propri interessi “di bottega”, e oltretutto lasciata nel vago, per tenersi le mani libere rispetto ad ogni possibile “inguacchio”: da un governo col Pdl a presidenza Tremonti ad un governo ad egemonia “centrista”.

Condizioni minime di democrazia
ECCO perché, cari Di Pietro e Vendola, credo che dovreste (dovremmo) partire dai contenuti: se
deve ripristinare condizioni minime di democrazia , un governo “provvisorio” deve togliere a Berlusconi il maltolto (monopolio televisivo) e dar vita a una nuova legge elettorale. È davvero bizzarro che la prima condizione non venga evocata da nessuno. Ma senza restituire l’etere televisivo al pluralismo non si vede che senso avrebbe un governo diverso dal governo Berlusconi! sempre elezioni truccate resterebbero, anche con una migliore legge elettorale. .
In secondo luogo dovreste (dovremmo) accordarci su quale legge elettorale.
Maggioritaria o ritorno al proporzionale? Personal-mente credo che l’uninominale a due turni, sul modello dell’elezione dei sindaci, sarebbe da preferire: senza quote nazionali residue, e con la possibilità di incorporare al primo turno delle primarie vincolanti (risparmio qui le “tecnicalità” che ho analizzato diffusamente alcuni anni fa). Ma comunque, una gerarchia di preferenze dovreste (dovremmo) averla, altrimenti l’alternativa alla “porcata” rimane una chiacchiera.


Quale governo?
INFINE (ma non per importanza): che tipo di governo? Con quali nomi? Un governo di “lealtà costituzionale” CONTRO Berlusconi, senza parlamentari, sembra il più “utopistico”, eppure è l’unico che potrebbe neutralizzare gli infiniti e frammentati “appetiti” che impedirebbero la nascita di un governo a lottizzazione tradizionale. E per presiederlo non mancano certo le figure istituzionali, da un governatore di Bankitalia a un ex presidente di Corte costituzionale.
Naturalmente una proposta di questo genere è una proposta di lotta, non di immediata trattativa con le altre forze politiche. Ma lo si può considerare un difetto? Vuol dire semplicemente che è l’opposto di ogni possibile inciucio, e questo a me continua a sembrare un pregio. Una proposta di lotta non è inevitabilmente velleitaria o utopistica. Proviamo a pensare a una grande manifestazione
nazionale per fine settembre che chieda “elezioni democratiche! fuori Berlusconi, governo di pluralismo televisivo, nuova legge elettorale”. Siete (siamo) davvero sicuri che non potremmo ripetere quanto avvenuto a san Giovanni nel settembre del 2002 e nel novembre del 2009, cioè un milione di persone in piazza? E questo non potrebbe influire su un Parlamento dove non pochi per opportunismo vorrebbero evitare elezioni immediate? E se poi la “soluzione” della crisi sarà diversa
da quella per cui la società civile democratica si sarà battuta, non si arriverà comunque al momento del voto (e delle precedenti primarie)con un patrimonio di lotte e di credibilità maggiore? Mentre limitarsi a dire “elezioni” (evidentemente senza aggettivi), mentre tutte le altre forze politiche
manipolano l’opinione pubblica con le ambiguità di un “governo tecnico”, a me sembra comporti assenza e sudditanza, che pagheremmo pesantemente il giorno che comunque si voterà.

Lo spettro della sconfitta
E ANZI pagheremo almeno per una generazione. Perché a me sembra che con incredibile cecità sieviti di vedere cosa accadrebbe se Berlusconi vincesse di nuovo le elezioni: non solo ladri e mafiosi
al governo e agli affari, Minzolini all’informazione, mignotte di regime ovunque. Ma Berlusconipresidente della Repubblica tra meno di tre anni, e tra nomine presidenziali e di maggioranza parlamentare ben più dei due giudici di Corte costituzionale che bastano ormai a Berlusconi per controllarla. Con il che non saremmo solo alla dittatura a vita di B, saremmo a un regime che strutturalmente gli sopravviverebbe a lungo. È questo che vogliamo? E di fronte a questo, possono
le forze di opposizione continuare a trastullarsi con i piccoli successi elettorali che ciascuna potrebbe lucrare rispetto all’altra, quando questo accadrebbe nell’orizzonte di una democrazia resa un deserto? Proviamo almeno a discuterne. Subito e soprattutto seriamente.


Risposta di Antonio Di Pietro
Il Pd non ci sta. Meglio le urne

Caro Flores,
rispondo all’appello che hai rivolto a me e a Vendola. Tu condividi con noi la necessità di andare al più presto alle urne per mandare a casa Berlusconi e il suo governo. Giustamente, però, fai notare che se non si realizzano prima “due condizioni minime” (parole tue), ovvero “modificare l’attuale legge elettorale “porcata” e togliere a Berlusconi il controllo totalitario dell’informazione”, sarà
molto difficile, se non impossibile, poi, vincere le elezioni.

Tu stesso, inoltre, fai notare che, fino a quando Berlusconi sarà al governo e avrà una maggioranza che lo sorreggerà, è inimmaginabile che il Parlamento possa emanare una nuova legge elettorale e una regolamentazione più democratica e plurale dell’informazione pubblica e privata.

L’utopia e la lotta

Tu stesso, quindi, per sfuggire a questa ferrea morsa, proponi l’avvento di un “governo provvisorio” o “governo di lealtà istituzionale” (come lo chiami tu) composto da personalità non della politica (e quindi non parlamentari e non appartenenti a partiti) che si sostituisca all’attuale governo berlusconiano ed emani leggi che soddisfino le suddette due “condizioni minime” per andare alle
elezioni.

Tu stesso, infine, ti sei accorto che la proposta da te avanzata è a tal punto “utopistica” (ancora parole tue) da ritenere che l’unica strada praticabile ora sia, in realtà, “una proposta di lotta” (sei sempre tu a parlare), ovvero “una grande manifestazione nazionale per fine settembre che chieda elezioni democratiche, fuori Berlusconi, governo di pluralismo televisivo, nuova legge elettorale”.

Insomma, un’altra manifestazione come quella del 2002 a Piazza Navona con Nanni Moretti o quella del 2009 per il “No B. day”.

Tutto qui? Mi verrebbe da dire.

Sia chiaro, sono d’accordissimo con te: sia per quanto riguarda l’analisi che la proposta. Sono a tal punto d’accordo con te che mi impegno qui per iscritto, nero su bianco, ad essere anch’io, e tutti noi dell’Italia dei Valori, della partita, pronti a mobilitare tutte le nostre strutture organizzative (e i due
milioni ed oltre di firme raccolte per i tre referendum – acqua, nucleare e legittimo impedimento – stanno lì a dimostrare la forza della nostra organizzazione).

Siamo pronti a tappezzare il Paese con manifesti per denunciare le nefandezze berlusconiane (cosa che, peraltro, stiamo già facendo).

Siamo pronti a investire ulteriormente nella comunicazione in Rete (da settembre partirà una Web Tv dell’Italia dei Valori).


Siamo pronti a girare (lo sono anche io personalmente e col megafono in
mano), per tutte le piazze e i mercati d’Italia per “chiamare alle armi” il popolo democratico per una nuova grande manifestazione.


Sogno e realtà
Detto questo, però – e con il rinnovato impegno a farlo per davvero – scendiamo entrambi dallenuvole e rimettiamo i piedi per terra:

Non esiste, e non potrà mai esistere, una maggioranza parlamentare che in questa legislatura abbia il coraggio di smarcarsi da Berlusconi per varare le due “condizioni minime” di cui tu parli;

Non esiste, e non esisterà mai, una maggioranza parlamentare disposta a dare la fiducia ad un governo di “lealtà istituzionale” formato da altissime personalità tecniche non provenienti dalla politica. Piaccia o non piaccia è così e non sarà certo una manifestazione pubblica in più a far cambiare idea ai mestieranti della politica che infestano il Parlamento.

Non esiste, e non può esistere, la possibilità che si realizzi un’inedita coalizione politica elettorale che veda insieme la destra di Fini e la sinistra del Partito democratico. Gli elettori di entrambi gli schieramenti li manderebbero a quel paese. La storia è storia e non si può scherzare con formule e formulette, calpestando i ricordi e le sofferenze;

Non esiste, e non può esistere, che l’attuale classe dirigente del Partito democratico si unisca a noi dell’Italia dei Valori, o alla Sinistra e Libertà di Vendola, per fare squadra insieme. Lo ha ripetuto Letta l’altro ieri e lo ha ribadito D’Alema ieri. I maggiorenti del Pd vedono me e Vendola come fumo negli occhi e, se potessero, ci farebbero fuori prima e peggio di Berlusconi.

Il Pd sta lavorando per costruire una nuova coalizione con l’Udc e con la resuscitata “balena bianca”, e ha già risposto picche alla mia proposta di costruire con l’IdV la coalizione del centrosinistra.

A Vendola faranno di peggio: renderanno un inferno la sua attività di governatore della Puglia, anche se, ovviamente, negheranno e smentiranno sdegnati. Senza contare quel che hanno fatto e faranno a Luigi De Magistris che non considerano della famiglia del centrosinistra solo perché ha fatto il suo dovere fino in fondo.

Così stando le cose, non ci resta altro da fare che rimboccarci le maniche e intanto partire da soli nella costruzione di un’inedita coalizione.

Oggi va bene anche una nuova manifestazione di piazza, ma per domani dobbiamo unire “le forze dei non allineati”, quelle della società civile, della Rete, magari anche dei “grillini”, soprattutto dobbiamo parlare al “popolo” – sia della sinistra che della destra – per far capire che la loro classe dirigente li sta tradendo e li sta usando.

Dobbiamo far sapere che Fini e i finiani non sono credibili perché hanno rotto con Berlusconi in nome della legalità e poi si sono alleati con Cuffaro e Lombardo e non hanno votato la sfiducia a Caliendo.

Dobbiamo far sapere che i maggiorenti del Pd, pur di non aver tra i piedi me o Vendola, si stanno “accasando” con Casini, Cuffaro, Lombardo e una miriade di altri personaggi impresentabili per la loro storia personale e politica.

Dobbiamo parlare anche al popolo del Nord per denunciare la grande truffa mediatica dei dirigenti della Lega che i fine settimana fanno i gradassi a Pontida e durante la settimana, a Roma, si spartiscono le poltrone e le prebende come e peggio della Prima Repubblica.

Le regole e il gioco
Insomma e in conclusione: è inutile cercare di cambiare da dentro le regole del gioco (legge elettorale, conflitto di interessi o pluralità dell’informazione). Non lo faranno e non ce lo faranno fare. Meglio attrezzarci da subito con una “coalizione alternativa” di nuovo conio per essere pronti ad affrontare le elezioni quando ci saranno, anche a costo di andarci con le attuali “regole capestro”,
piuttosto che sognare coalizioni di “lealtà costituzionale”, come utopisticamente e genuinamente le hai chiamate tu, o di “responsabilità nazionale”, come furbescamente le ha definite Casini con il chiaro scopo di andare lui al governo al posto di Berlusconi, cosa che molti del Pd sembrano già disposti a barattare, come hanno fatto per Vietti al Csm.

Per intenderci, caro Paolo, questa coalizione è già nei fatti.

E del Pd che ne facciamo, dirai tu. Non tutto è perduto. I maggiorenti del Pd conoscono solo la legge del più forte e noi dobbiamo sfidarli proprio su questo campo. Lavoriamo da subito alla costruzione di questa “coalizione alternativa” e vedrai che la “paura” di essere affiancati e superati da forze più fresche e più risolute li porterà a più miti consigli. Anche loro sanno, come tutti noi
dobbiamo sapere e avere ben presente, che è prioritario, per il bene del Paese, liberarci del clan piduista che fa capo a Silvio Berlusconi. Quindi dobbiamo tutti rassegnarci a convivere tra noi per arrivare all’obiettivo.

Alla fine, arriveranno, speriamo non a tempo scaduto, anche i pachidermi del
Pd.


Saluti Antonio Di Pietro.

giovedì 5 agosto 2010

Come sempre avviene i successi di IdV vengono oscurati dai midia.




Sono circa due milioni e trencentomila le firme raccolte da Italia dei valori e depositate in 350 scatoloni in Corte di Cassazione, in calce ai quesiti referendari che chiedono l'abrogazione delle leggi del governo Berlusconi sul legittimo impedimento processuale, sulla ripresa di produzione in Italia di energia nucleare, sulla privatizzazione dei servizi di gestione dell'acqua.

«Abbiamo ritenuto un nostro preciso dovere - scrive il leader dell'Idv, Antonio Di Pietro, sul suo blog - impegnarci per contrastare alcune nefandezze di questo governo: privatizzazione dell'acqua, legittimo impedimento, ritorno al nucleare.

Abbiamo posto fiducia nella capacità del partito di rispondere positivamente a questo impegno. Abbiamo creduto nella risposta dei cittadini italiani». Gli scatoloni sono arrivati su 5 furgoni, scortati da Di Pietro.

La maggior parte delle firme che l'Italia dei valori ha consegnato in Cassazione, circa 800mila, sono state raccolte per il quesito referendario che chiede l'abolizione del legittimo impedimento. Sono 750 mila quelle contro la privitizzazione dell'acqua e, poco meno (740 mila) quelle contro la legge delega sul nucleare.

Ora, una volta certificata la legittimità delle firme il superamento del quorum minimo per la consultazione, la Cassazione dovrà trasmettere gli atti alla Consulta per la validazione costituzionale dei quesiti proposti.

Noi a Lenola abbiamo optato per una scelta diversa, abbiamo preferito privilegiare il problema dell’acqua rispetto il legittimo impedimento e il nucleare, una scelta che penalizza il nostro gruppo all’interno del partito ma rafforza i rapporti d’intesa e i futuri progetti squisitamente legati al territorio.

mercoledì 4 agosto 2010

Ecco chi è Caliendo:





"Giacomino" (così Caliendo è chiamato dagli amici) è indagato nel processo sulla P3 per violazione della Legge Anselmi (legge nata ad hoc per le associazioni massoniche. Nacque, infatti, ai tempi della P2), in quanto più e più volte il nome del Sottosegretario compare nelle intercettazioni (gli scherzi del destino: Caliendo è il relatore del Ddl sulle intercettazioni …): si pensa a pressioni sulla Corte per far passare il Lodo Alfano e pressioni per far riammettere la lista Formigoni.

E’ a lui, infatti, che il 23 settembre telefona Pasquale Lombardi (uno dei tre, già arrestati) per ragguagliarlo sulla questione Corte Costituzionale: “E poi stasera chiamo Antonio perché abbiamo fatto un discorso anche per quanto riguarda la Corte Costituzionale […] Amm’ fa’ nu poc’ na conta a vedé quanti sonn’ i nostri e quanti son i loro, per cui se potimm’ correre ai ripar’, mettere delle bucature, siamo disponibili a fare tutto [… ] e poi giustamente abbiamo fissato che ogni giorno, ogni settimana bisogna che ci incontriamo per discutere tra i noi e vedere ando sta o’ buono e ando sta o’ malamente”. E poi il 1 ottobre, quando a parlare con Lombardi è Algina Ferrara, segretaria di Caliendo: “Ah, poi a Giacomino glielo dici senta devi sta là perché ce sta pure Carbone (presidente della Corte di Cassazione, ndr)” . “A che ora?”, chiede la donna, “Alle due precise! Due meno un quarto”, replica Lombardi. Più tardi i due si risentono: “Sono fatti importanti che lui non si può sottrarre! – afferma sempre il faccendiere Lombardi – Perché non è un fatto… per il Parlamento che so cazzi per altri! Stavolta sono per cazzi suoi! Hai capito?”.

Come abbiamo detto, però, Caliendo si interessa anche alla vicenda che coinvolge Roberto Formigoni e la sua lista, “Per la Lombardia”, per un periodo esclusa per vizi formali dalle elezioni regionali dello scorso marzo.

Anche in questo caso Lombardi si sente più volte con Caliendo: ”Ma tu l’hai sentito che la… Formigoni è stato… non è stato […] hanno rigettato la lista! L’hai sentito? […] ho chiamato pure già a Fofò! Pe vedè come si può apparà qua! Domani mattina tengo appuntamento con l’avvocato di Formigoni in modo che devo vedere il tipo di ricorso che hanno fatto com’è”. E ancora: “Io già ho mandato a dirglielo da Santamaria a Fofò che chiamasse a ’sti tre quattri sciemi e non dessero fastidio”. Ci si chiederà: chi è “Fofò”? E’ Alfonso Marra, Presidente della Corte d’Appello di Milano, fatto eleggere dalla cricca e poi contattato per intervenire a favore del ricorso della lista.

Il 2 marzo Lombardi si reca a Milano e dopo avere incontrato il collaboratore di Formigoni informa Caliendo: “[… ] niente, niente ancora perché ho parlato con Fofò, Fofò tiene la camera penale… devi chiamarlo […] tiene la camera di consiglio […] e là non si può muovere però tu dovrai chiamare e devi intervenire dopo le due nella commissione che deve vedere il ricorso di coso (di Formigoni, ndr)”.
Caliendo non è molto convinto di quest’intervento: “Sì ma non lo fa, non lo fa… già c’ho parlato”, ma Lombardi insiste: “Embè è fesso allora… che cazzo […] chiamatello… e non se può mai… tanto io già gliel’ho detto gli lascio anche una copia qua, capito! Una copia del ricorso”. In pratica, dunque, il ricorso per la lista è stato redatto dalla cricca stessa. Tant’è che il pomeriggio dello stesso giorno Marra telefona a Lombardi entusiasta del documento: “E’ fatto benissimo, per dinci, nulla da dire”.

Sappiamo bene, però, come sono andate le cose: il ricorso viene rigettato. Ma la cricca non si perde d’animo e contatta Arcibaldo Miller, capo degli Ispettori presso il Ministero della Giustizia, affinché intervenga.

Intanto Lombardi e Arcangelo Martino (anche lui arrestato) monitorano la situazione. Vogliono sapere quando il sottosegretario Caliendo pensa che verrà ordinata l’ispezione: “Ma lui che ti ha detto Giacomo ieri che quando si poteva i… ipotizzare” – “Subito come il Ministro arrivava a Roma… deve stare il Ministro a Roma per dare l’incarico” risponde Lombardi, che, poco dopo, aggiunge per tranquillizzare Martino: “Ho chiamato a Giacomino per dirgli state provvedendo a questo? Giacomo mi ha risposto di sì”. “E io mo vado a vedere il Ministro per dire oh corri a Roma (inc)… tengo a Giacomino che mi fa da spalla e stiamo a posto”.

Questo bastava per capire cosa fare? Votare la mozione di sfiducia o astenersi? Questo NON era un dilemma. O almeno non doveva esserlo.

http://lospecchioblog.altervista.org/specchio/?p=2034

Evviva Beppe Grillo almeno è chiaro, si capisce bene cosa vuole.




Allora……….. oggi si è votata la mozione di sfiducia a Caliendo sottosegretario alla Giustizia , mozione presentata da IdV e PD, ho apprezzato molto l’intervento di Franceschini alla Camera che “carte alla mano” ha citato una serie di episodi per i quali alti esponenti delle Democrazie Europee hanno rassegnato le dimissioni, fatti irrisori rispetto la gravità di quelli che vengono contestati a chi in Italia ricopre incarichi di altissimo livello, dai Ministeri alla Protezione Civile, dalla Presidenza del Consiglio alla Presidenza delle Regioni, Franceschini dichiara di non temere le elezioni anticipate che, a suo avviso, rappresenterebbero la fine del Berlusconismo.

Per la cronaca, Caliendo (sottosegretario alla giustizia) è indagato per violazione alla legge Anselmi, per quanto riguarda le associazioni segrete, fatti di una gravità inaudita per i quali, in qualsiasi altra democrazia occidentale, le dimissioni del Premier sarebbero state un atto dovuto.

Caliendo, e con lui il governo, hanno tenuto grazie all’astensione di Rutelli, di Casini, del neo gruppo Finiano e dell’MPA di Lombardo, posizioni stigmatizzata con forza dall’on. DI Pietro.

In parlamento ognuno è libero di assumere posizioni, fin qui, a mio avviso nulla di strano.

Alle 19.00 il TG3 intervista Bersani, il segretario del PD afferma che così non si può andare avanti, che non teme il voto ma che auspica un governo a tempo, non esclude la possibilità di una presidenza Giulio Tremonti (colui che meglio di tutti da oltre 15 anni interpreta il Berlusconi pensiero) per fare una legge elettorale e qualche altra cosa, senza entrare nel merito senza spiegare quanto questo governo dovrebbe durare. Ho trattenuto il vaffanculo perché io a Bersani voglio bene.

Parallelamente, quel fenomeno di Enrico Letta rilascia un’altra intervista, che nulla ha a che vedere con l’auspicato partito sexy da lui sponsorizzato qualche mese fa, ebbene il ragazzo prodigio, si fa per dire, Ministro dell’Industria nel governo D’Alema, nipote del più illustre Gianni Letta, applaude all’astensione dei Finiani, dei Casinisti, dei Rutelliani, dei Lombardiani e auspica con questi una futura alleanza a discapito di IdV e SEL che rappresenterebbe, a mio parere, il suicidio poltico del PD.


Enrico, anche se ti vogliamo bene, vai affanculo, sei un miracolato, non abusare!!!!!

write26

lunedì 2 agosto 2010

Siamo messi bene "emma for president" questa è una purga non una medicina.




"Caro Pierluigi, prima di parlare di governi di larghe intese, di governi tecnici o governissimi che dir si voglia, andando appresso a quello che non dipende né da voi, né da noi, pensiamo a ciò che possiamo fare". Antonio Di Pietro ha scritto una lettera a Bersani. Gli fa una proposta impegnativa: costruiamo insieme "un partito dei riformisti" unendo e superando Pd e Idv. "Oggi è il tempo di edificare la casa comune, non di apparire al paese intenti a perseguire trame di palazzo", scrive, chiedendo con Massimo Donadi e Felice Belisario, i capigruppo, un incontro al segretario democratico "non più rinviabile".

L'offerta non è da poco. La crisi della maggioranza berlusconiana dopo il divorzio da Fini è "lacerante e strutturale" e "presto travolgerà il governo". Bisogna insomma essere pronti alle elezioni anticipate. Anche se c'è una parziale apertura del leader Idv a situazioni-ponte: "Soluzioni parlamentari che consentano, prima di tornare al voto, di approvare una legge elettorale meno indecente - afferma nella lettera - le valuteremo insieme se e quando saranno possibili". Tuttavia, la sfida è che l'opposizione prenda un'iniziativa politica. Rilanci: "Perché la responsabilità di non esserci fatti trovare pronti di fronte all'implosione della maggioranza è qualcosa che i nostri elettori non ci perdonerebbero". E l'ex pm spiega che un'intesa elettorale tra Pd e Idv non basta, che il suo obiettivo è decisamente qualcosa in più di un percorso federativo. Si dovrebbe trattare - commenta poi - di "un insieme riformista, di un partito, dal momento che Italia dei valori è una formazione politica nata sull'invocazione "Resistere resistere resistere": il giorno in cui portiamo a termine la nostra missione siamo come un reduce che torna a casa. Non sono per la moltiplicazione dei partiti".

Ammette quindi, Di Pietro: "Questo era il progetto di Veltroni, non intendo ignorarlo. Ma allora annusai, da contadino scarpe grosse e cervello fino, che fondersi sarebbe stato un suicidio perché ancora il Pd non si è ben costituito". Troppa disomogeneità. "Il Pd è pro o contro il nucleare? Dipende da chi ti parla". Ora sarebbe arrivato il momento dell'unione. "Caro Pierluigi, ci rivolgiamo a te perché insieme al tuo partito abbiamo condiviso l'alleanza per le ultime elezioni politiche e crediamo che da lì sia giusto ripartire". Cosa si aspetta che risponda il Pd? Gli ex Popolari e i democratici moderati, già critici sull'alleanza, vorranno rinviare il progetto al mittente.

Chi nel Pd guarda all'Udc di Casini - incompatibile con i dipietristi - non riterrà che la strada sia percorribile.

Enrico Letta, il vice segretario, intanto si limita a ribadire: "Serve un nuovo governo. Il Pd punta a un governo istituzionale, che guidi la difficile fase economica, cambi la legge elettorale e poi dia la parola ai cittadini". Di "fase nuova da aprire" parla il dalemiano Nicola Latorre. Freddo sull'ipotesi di larghe intese si è mostrato Walter Veltroni pur riconoscendo che occorre avere "disponibilità" e senso di responsabilità. A dividere il Pd c'è il giudizio su Fini e la sua affidabilità a volere mandare a casa questo governo. E c'è la questione del candidato premier. Di Pietro sollecita Bersani a dire la sua. Emma Bonino, leader dei Radicali e vice presidente del Senato, prevede: "Temo che questa crisi oligarchica sfocerà in elezioni anticipate. Non escludo la possibilità di candidarmi a leader del centrosinistra, ma appoggerei chiunque avesse in mente un programma a tutela della legalità di questo paese dove non esiste più lo Stato di diritto".

Fonte: Repubblica.it